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La democratizzazione del gioiello

signette

Viene qui riportata la pagina, risalente agli anni Sessanta, di una Signet, la newsletter informativa inviata dall’azienda alle Fashion Show Director – che si occupavano di vendere a domicilio i bijoux firmati Sarah Coventry – nella quale vengono spiegate le diverse possibilità di utilizzo dei gioielli commercializzati

Negli anni ’50 s’incrementa la vendita dei bijoux nei grandi magazzini a prezzi concorrenziali ma quella che letteralmente spopola è la moda degli home party, lanciata nel 1949 dalla Emmons, che 2 anni dopo prenderà il nome Sarah Coventry.

In 20 anni verranno venduti più di 100.000.000 pezzi, grazie anche alle dimostratrici che, creando un momento di socializzazione direttamente nelle case delle clienti, porteranno la donna a diventare fondamentale in ogni fase della collocazione del prodotto sul mercato.

Tutti gli eventi rilevanti, ad esempio il primo lancio spaziale, offrono spunti ai produttori di bijoux e la plastica farà da regina in questo periodo.

Anche in Italia il bijou di fantasia inizierà a fare il suo ingresso, visto soprattutto come oggetto di lusso in correlazione con l’alta moda; sarà infatti questo il motivo, più che la maggiore autonomia sociale ed economica della donna, a far sì che i gioielli di fantasia non vengano più considerati semplici “falsi”, sicché anche in Italia si comincerà a superare il borghese mito dell’oro.

Siamo giunti agli anni ’60 il decennio dei grandi cambiamenti, della pillola e della minigonna, del baby doll e dell’unisex in cui gli abiti da uomo e da donna sono molto simili tra loro; è il decennio dei Beatles e della Pop Art di  Andy Warhol che dedicherà nelle sue opere molto spazio al concetto e al valore di “falso”; molti artisti oltre a Warhol – ad esempio Dalì –  si cimenteranno nella creazione dell’arte in forma di gioiello e l’ultimo dei grandi disegnatori di bijoux americani, Kenneth Jay Lane sarà negli anni ’70 incoronato re indiscusso di quei multipli che la Pop Art aveva insegnato a considerare non solo una ripetizione dello stesso soggetto, ma un modo per far arrivare l’idea dell’artista al maggior numero di persone possibile.

KJL il re del falso

Kenneth Jay Lane, il Re del Falso

Nel decennio seguente, gli anni ’70, saranno invece predominanti il richiamo ad una vita più semplice, gli abiti in spandex, i simboli della pace e l’attrazione per l’oriente.

In questo periodo l’industria del gioiello vede un calo di produzione. Cosi come nel periodo della crisi economica degli anni ’40 I bijoux non sono visti di buon occhio ad eccezione degli orecchini molto grandi e dei pendenti con simboli naturali. I temi ricorrenti negli accessori sono principalmente tre e si sono sostanzialmente susseguiti cronologicamente: gli elementi di richiamo alla cultura indiana, soprattutto a cavallo degli anni ’60 e ‘70, i motivi floreali, presenti in tutta la moda dell’epoca, arrivatici direttamente dai movimenti hippy della flower power e le linee geometriche. I materiali utilizzati sono poveri oltre che intrinsecamente anche nell’aspetto: fili metallici intrecciati tra loro, stoffa, perline e piccoli ciondoli in materiali plastici vanno a creare lunghe collane, bracciali indossati indistintamente da uomini e donne, grandi ed appariscenti orecchini.

La cantante Madonna

L’artista Madonna, icona della moda anni ’80

Nei primi anni ‘80 è influente lo strascico del fenomeno punk nato alla fine degli anni ’70. E’ il periodo dell’esagerazione, dei grandi gioielli vistosi, dei tessuti laminati e della voglia di mostrare opulenza a tutti i costi, è il periodo dei colori sgargianti, come il fucsia, il giallo e il blu elettrico, del trucco vistoso.

Si dice che negli anni ’80 il gioiello abbia perso la qualità nel design e nei materiali rispetto ai decenni precedenti… e tu che ne pensi? Provi nostalgia per la moda degli anni Ottanta o per te è solo un terribile ricordo? 🙂

Raccontami il tuo “sentimento” per questo decennio!

E.Z.

 

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E’ Natale che albero! L’intervista di Collezionare.

E’ Natale, quindi perchè non condividere con voi questa intervista fattami dalla giornalista Domizia Dalia del mensile Collezionare?

Nell’intervista si parla di spille a forma di albero di Natale… buona lettura!

Erika

 

Tratto da Collezionre di dicembre 2012

 

E’ Natale che albero!

Per il collezionista: Christmas Costume Jewellery. VINTAGE Nel mondo del costume jewellery, in questo periodo, le coloratissime spille a forma di albero di Natale sono un classico.

 

● di Domizia Dalia 

Il vintage, come si sa, è molto di moda, e nel periodo natalizio le vetrine dei negozi che trattano questo genere, espongono idee regalo molto originali dal manicotto di pelliccia alla luccicante borsa da sera, dagli stravaganti occhiali tempestati di brillantini alla bigiotteria più scintillante. Proprio nel mondo del costume jewellery, in questo periodo, le coloratissime spille a forma di albero di Natale sono un classico. Ogni appassionato del settore ne possiede almeno una; addirittura alcuni collezionisti hanno concentrato il proprio interesse esclusivamente su queste creazioni realizzate con estrema maestria e ideate ogni anno dai designer più originali.
Erika Zacchello, giovanissima collezionista ed esperta di bijoux, ci racconta la storia di queste spille, che dagli anni Quaranta molte signore statunitensi amano appuntare sul proprio cappotto.

Erika, il mondo del costume jewellery è molto vasto e da sempre affascina moltissime donne. Oggi, c’è un grande ritorno dei bijoux vintage e l’attenzione cade spesso su quelli americani, come mai?
La bigiotteria, in realtà, nasce nell’Europa del Settecento, epoca in cui i nobili commissionavano copie dei propri gioielli da portare in viaggio, per non correre rischi in caso di furto. Nell’Ottocento molti artigiani europei, tra cui moltissimi italiani, emigravano negli Stati Uniti d’America e qui, in particolare a Providence nel Rhode Island, con l’abilità orafa europea, la produzione di bigiotteria raggiunge livelli altissimi e riscuote un enorme successo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale – poi – a causa del blocco dei flussi d’informazione, si sviluppa un gusto peculiare che contraddistingue e identifica i costume jewellery americani.

Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale
Tra i numerosi modelli su cui le grandi firme si specializzarono, ci sono anche le spille con soggetti natalizi, e in modo particolare mi riferisco a quelle a forma di albero di Natale. Quando scoppia il boom di questi oggetti, e qual è la loro storia?
Le spille ad albero di Natale, come in generale le spille a soggetto natalizio, sono una tradizione della cultura statunitense. Dagli anni Quaranta diventano un must per tutte le donne americane che indossavano questi bijoux colorati non soltanto per manifestare la loro partecipazione al Natale, ma anche per dimostrare la loro appartenenza al gruppo dei fedeli protestanti. Erano considerati, perciò, oggetti dal forte valore simbolico e anche per questo collezionati da molti. 

I modelli cambiavano di anno in anno, ogni designer si sbizzarriva nei diversi accostamenti di materiali e colori. Un occhio esperto come il suo può riconoscere a prima vista la mano del creatore? Quali erano i principali produttori e in cosa si distinguevano?
Come le accennavo, la spilla a forma di albero di Natale diventa un oggetto da collezionare e, per i designer, una sfida per ottenere modelli sempre più originali e d’effetto.
Dal 1940 al 1960 tutte le grandi firme di costume jewellery presentavano ogni anno la propria versione di questo albero festoso, ideando centinaia di Christmas Tree Pins – come vengono chiamate dagli americani – con forme, tecniche e colori differenti. Tra le più celebri posso citare: le spille di Stanley Hagler, che inizia la sua carriera con Miriam Haskell per poi fondare la sua azienda negli anni Cinquanta, con pendenti in vetro di Murano e madreperla; quelle di colore ghiaccio di Eisenberg, così come quelle multicolore e stilizzate in bachelite di Lea Stain.
Da lasciare senza fiato sono anche le creazioni natalizie di Larry Vbra, il designer di Brodway, noto per i suoi gioielli grandi, scenici e opulenti, in grado di stupire sempre.
Assolutamente un must have la spilla di Natale Dodds, un marchio molto raro e ricercato tra i collezionisti di costume jewellery, poiché rimase in produzione solo per una decina di anni, tra il 1950 e il 1960. Non possiamo dimenticare le spille natalizie firmate Trifari e gli alberelli Pell degli anni Sessanta, rifatti ancora oggi con gli stampi originali e con gli stessi materiali dell’epoca. Infine, le spille firmate JJ ricche d’ironia e di colore.

È chiaro che gran parte dei collezionisti di questo settore è americana. In Italia ce ne sono o lei è uno dei pochi esempi?
In realtà in Italia non sono così pochi come apparentemente può sembrare. Esiste un micro mondo fatto di appassionati, alla ricerca costante di pezzi da raccogliere, tra cui anche me!
Navigando on-line, basta digitare le parole giuste, per trovare questo genere di spille di vario tipo e prezzo, come fare per scegliere quelle giuste? Le quotazioni variano molto, vanno da pochi a centinaia di euro, che cosa porta ad avere una differenza così elevata?
I prezzi variano molto nei diversi Paesi. Nel mercato americano, per esempio, le spille Trifari sono meno costose rispetto all’Italia. Ovviamente il prezzo è determinato sia dalla domanda sia dalla rarità del bijoux. Alcuni marchi hanno fabbricato su larga scala, altri – avendo una produzione pressoché artigianale – hanno lanciato sul mercato un minor numero di pezzi e sono, quindi, più rari. Tendenzialmente i più costosi sono i bijoux che già allora era difficile trovare perché prodotti in minore quantità. Come collezionista consiglio per l’acquisto, di scegliere non solo in base alle quotazioni, ma soprattutto in base al proprio gusto personale; non stiamo parlando, infatti, di oggetti con un valore intrinseco, come potrebbe essere un gioiello in oro e pietre preziose, ma di bigiotteria che acquista un valore nel momento in cui è amata e indossata. 

Quali sono i pezzi più rari da trovare?
Sicuramente sono le spille ad albero di Natale firmate Miriam Haskell, Stanley Hagler, Larry Vbra ed Eisenberg.

Oltre a collezionarle, esiste ancora oggi la tradizione di indossarle nel periodo natalizio?
Certo, la tradizione della spilla di Natale vive ancora oggi; dal mese di dicembre, girando per le strade di New York, non è raro vedere appuntate sul bavero della giacca di signore di ogni età queste deliziose creazioni.

 

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Big & bold: gli elettrizzanti gioielli di Liat Ginzburg

Quando mi sono imbattuta casualmente nei gioielli di questa designer israeliana sono rimasta letteralmente elettrizzata!

Collezione Drama

Big and bold ma non solo…colore allo stato puro. Sono le caratteristiche salienti di questi gioielli realizzati con i materiali non preziosi più disparati e rigorosamente vintage.
La designer di cui scrivo oggi è Liat Ginzburg ed il suo nome è ormai conosciuto tra i più noti trend setter, giornalisti e stilisti Israeliani. Ma non solo. Anche i più importanti magazine di moda come Harper’s Bazaar Spagna, Grazia Francia e Vogue Italia (che nei mesi di marzo ed aprile la segnala tra i designer emergenti più promettenti) parlano di lei.

Nelle collezioni della designer le più varie combinazioni di materiali come

Collezione Fluo

Collezione Technicolor

plastica, gomma, perspex e legno – recuperati nei mercatini del vintage, direttamente dagli anni ’70 ed ’80 – vengono riattualizzate e reinterpretate per raccontare la vita notturna di Tel Aviv, le emozioni evocate dall’arte e dall’intimo vissuto dell’artista.

Ed è cosi che i colori fluo si mischiano alle fiabe e al tribale, portandoci per mano in tanti mondi diversi: da quello afro della collezione AfriQueen, a quello dei colori più urlati della collezione Technicolor, passando attraverso il mondo incantato della nostra infazia con la collezione Toy Story che porta le ballerine del carillon e Biancaneve e i Sette Nani sui nostri corpi, strappandoci un sorriso.

Collezione Toy Story

I bijoux di Liat Ginzburg, proposti sempre in edizioni limitate, sono scenici ed ironicamente belli.
Sono gioielli grandi, perchè – per citare la designer – la vita è grande ma a lei piace che i suoi gioielli lo siano ancora di più!

Guardo questi bijoux e provo un fortissimo desiderio di indossarli.
Perchè?
Perchè li trovo coinvolgenti e passionali, senza via di mezzo: o li ami o li odi.

Attirano decisamente l’attenzione e trasmettono una gran voglia di vivere la vita.
Una vita “alla grande” e rigorosamente a colori!
E tu cosa ne pensi? Parliamone! Lascia il tuo commento qui sotto.

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Moda di primavera? Per il look navy è tempo di un orologio Navigare!

Si sa’, ci sono mode e mode. Certe durano una stagione, alcune ritornano in modo ciclico, altre ancora non tramontano mai.

Quest’ultimo caso e’ quello dell’outfit navy, in stile marinaro, proposto da Coco Chanel in molte delle sue collezioni ed indossato da donne di stile molto diverse tra loro: sia Brigitte Bardot che Audrey Hepburn hanno dato infatti, la loro interpretazione della classica maglietta a righe.

Mademoiselle Cocò indossa la maglietta a strisce bianca e blu: è stata lei a trasformare questo capo in un must have

Audrey Hepburn negli anni '50 in puro stile navy

Questo evergreen e’ tornato alla ribalta per la stagione primavera-estate 2012 tanto che anche Stella McCartney ha proposto la sua versione marinara della celebre borsa a tracolla Falabella, vera e propria icona per le fashion addicted!

Come dicevo, ci sono mode e mode ma anche modi.

Per un conosciuto brand prêt-à-porter, orgoglio del “saper fare” italiano, questo stile non e’ affatto una moda, bensì un modo di essere, una way of life. Sto parlando di Navigare, marchio nostrano esistente dagli anni ’80, conosciuto da tutti per l’appeal casual, dinamico e sempre attuale. Ai classici bianco, rosso e blu, Navigare accosta il vitale colore giallo, l’etereo azzurro ed il modaiolo colore fuxia, proponendo in aggiunta ai capi d’abbigliamento l’accessorio che ci accompagna in ogni attimo della nostra giornata: l’orologio.

La versione a righe multicolor della Falabella di Stella McCartney (P/E 2012)

L’orologio è assolutamente il più democratico tra gli accessori, utile ed indispensabile come un abito ma al tempo stesso intrigante e personale come un gioiello. Un gioiello per uomo e donna, senza distinzione.

Ho deciso di presentare questa collezione di orologi perchè credo riassuma proprio queste caratteristiche: utilità, praticità senza rinunciare al gusto. I vari modelli delle linee proposte nella nuova collezione 2012 si declinano nei colori tipici del brand accostando all’acciaio e al tesssuto i materiali più moderni quali il silicone, il caucciù ed il teflon. Diversi tipi di movimento, dal quarzo al cronografo, possono rispondere alle esigenze di chiunque lo indossi.

Colore e moda, prezzo accessibile ed elevata qualità garantita dalla famiglia Bianchi, unico distributore autorizzato per l’Italia, presente nel mondo dell’orologeria dal 1927.

Ma torniamo alla collezione perchè c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Se sei una fashionista farai fatica a non rimanere attratta dagli strass e dal modello

Orologio Navigare strass con cinturino in silocne fuxia

con il cinturino fuxia in silicone. Io non ho saputo rinunciarci. Da indossare durante tutto il giorno, al mattino ma anche alla sera con un total black look.

E che dire di questo modello giallo che rievoca una regata in barca? Camicia bianca, jeans delavè, foulard al collo, vento tra i capelli ed orologio della linea Navy (proposto nella versione uomo e donna) per uno stile alla Brigitte Bardot!

Orologio Cronografo da Uomo bianco e blu

E la proposta per l’uomo? E’ davvero molto ampia. Gli orologi maschili sono caratterizzati da una cassa grande, con finitura cromata o black satinata, in materiali tecnici che li rendono leggeri ma presenti, pratici ma d’effetto. Sono perfetti da indossare per il tempo libero, con la classica polo stile rugby, ma anche con una camicia a bastonetto in ufficio, o ancora con la giacca sahariana per il safari in Namibia! L’uomo dinamico, elegante, avvenuroso ed attento allo stile troverà il suo orologio tra quelli di questa nuova collezione Navigare. Se sei uomo e hai un dubbio su cosa regalarti, questo è il mio consiglio!

Orologio Navy con cinturino in silicone giallo

Ma se sei donna, nessuna invidia! Potrai ugualmente indossare questi orologi maschili con un sensuale look a la garconne, giocando su dettagli: pantalone a sigaretta, francesina, camicia oxford ed orologio Royal Navy.

E a te piacciono questi orologi? Che ne pensi?

Se anche per te è tempo di un orologio Navigare clicca QUI! Troverai tutta la collezione e.. una sorpresa!

Aspetto un tuo commento, come sempre, qui sotto!

 

E.Z.

 

 

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Punti di Vintage: i Sentieri Preziosi del gioiello

Foto delle collezioni di Sentieri Preziosi a cura di Marco D’Antonio

Oggi voglio parlarvi di Sentieri Preziosi una viva realtà italiana che si dedica alla produzione di gioielli particolari, unici nel loro genere.  Questo brand nasce da un’ispirazione che fonde un gusto estetico che rimanda al lato più tribale ed ancestrale del gioiello, con i sapori delle tendenze vintage più attuali.

Gioielli importanti, presenti. Che vestono.

Gioielli di carattere, preziosi non solo per i materiali che li compongono ma anche per i percorsi che li portano attraverso epoche, culture ed immagini differenti.

In questa chiacchierata con Serena Giglio, anima e mente di Sentieri Preziosi, emerge la sua interpretazione del gioiello, la sua passione per i profumi dell’oriente, per i colori della terra, l’amore per l’arte e le cose belle. In questa intervista emerge il “punto di vintage” di Sentieri Preziosi che oggi vi voglio presentare.

 

E.Z.: Cara Serena, raccontaci cos’è  Sentieri Preziosi e chi sta dietro a questo progetto?

S.G.: Sentieri Preziosi è la realizzazione del mio personale modo di intendere lo charme e l’eleganza. Per me l’eleganza è la fusione del passato e del futuro, in un binomio perfetto nel quale nessuno dei due elementi predomina sull’altro, ma entrambi si fondono in un mix omogeneo. Il risultato sono creazioni moderne nelle forme e nelle realizzazioni ma antiche nei materiali, nei tessuti, negli accostamenti, tutte smontabili ed utilizzabili in varie modalità ed in vari mise.

In questo, ad onor del vero, sono “nipote d’arte” poiché i miei nonni erano esperti di gemme e di gioielleria antiquaria e, per me, che da bambina vivevo praticamente con loro, vederli descrivere le caratteristiche delle pietre, le peculiarità delle lavorazioni, è stato un vero e proprio “teatro vivente”. Ma l’amore della gioielleria non è nato subito. E’ stato un viaggio nell’esotica città di Istanbul a svelarmi il gusto per la gioielleria, che avevo lasciato sopito dentro di me per venticinque anni. Così, in una delle tante vie del Souq di Istanbul, luccicante di pietre preziose e di decori arabescati, è nata l’idea di disegnare una linea di gioielli e di chiamarla proprio Sentieri Preziosi, come quel sentiero del Souq che mi aveva fornito la rivelazione. E’ nata così la mia linea di gioielli, dal sapore “dinamico-vintage”.

E.Z.: Un forte legame con il passato reso attuale grazie ad una reinterpretazione: suona proprio come una definizione di vintage. Cos’è per te il vintage e qual è l’interpretazione che ne dai?

S.G.: Per me vintage è tutto ciò che non è solo bello da vedere ma che ha una storia raccontarti, che ti consente di calarti in un’epoca e di acquisirne, anche solo per poche ore, il gusto e il vezzo estetico. Vintage, è ciò che ti consente di compiere una “trasposizione”, che – immancabilmente – esalta la tua femminilità. Come fai a non sentirti un po’ una matrona, indossando orecchini con vecchie monete di epoca romana oppure a non immedesimarti in una ballerina del primo Moulin Rouge con addosso una collana di vecchio pizzo francese rubato ad una sottana anni ’50? Oppure ancora a non vederti a palazzo dell’imperatore cinese della Dinastia Chin se puoi possedere un bracciale con antiche giade istoriate? Mi piace sentirmi una donna diversa ogni mattina, certe volte – scherzando con le amiche – mi cambio di nome e di ruolo e riesco ad effettuare perfettamente la trasposizione proprio grazie ai miei gioielli. Questa è la mia idea di donna dinamico-vintage: una che non ama ripetersi, che non vuole essere sempre la stessa e che, soprattutto, odia ogni forma di omologazione e che fa della diversità il proprio baluardo di pensiero.

E.Z.: Immaginazione ed immagine: con quale immagine racconteresti Sentieri Preziosi?

Foto delle collezioni di Sentieri Preziosi a cura di Marco D’Antonio

S.G.: L’immagine che meglio descrive la mia Linea, pensandoci di getto, è la parure collana-orecchini in pizzo con micro-applicazioni-scultura realizzate in oro e pietre preziose: sensuale, romantica, perfettamente retrò, impreziosisce anche il più classico dei tubini. Ed è questa la chiave di volta della mia idea di vintage: un unico oggetto retrò, antico – etnico oppure di gusto occidentale non fa differenza – che, montato ad arte, renda unica la mise della donna che lo indossa e che sia riconoscibile, anche senza logo, come una creazione Sentieri Preziosi.

Foto delle collezioni di Sentieri Preziosi a cura di Marco D’Antonio

E.Z.: I gioielli spesso sono un oggetto che ci ricollega ad incontri, pensieri, ricordi ed emozioni. Qual è il tuo punto di vista rispetto a questo lato più emozionale e personale del gioiello?

S.G.: Mi piace studiare la storia dei materiali che adopero nei miei gioielli, gustarne l’utilizzo nelle epoche passate, sapere quali dive o personaggi ne facevano uso. Amo la competenza che non è improvvisazione e che pretende un rispetto quasi sacrale per l’ornamento che si va a creare e che sarà indossato da una donna amante del bello e del ricercato. Per questo, cerco di mettermi in gioco in ogni collezione, temendo sempre un po’ il giudizio del pubblico che rappresenta il giudice più attendibile e solo il sorriso accondiscendente dei miei fantastici nonni, dopo un’attenta  e critica valutazione di ogni pezzo, mi fa capire che “sto facendo bene”. In fondo l’attitudine alla concezione antica e retrò del gioiello la devo tutta a loro. Mi accompagna sempre il monito di mia nonna: “chi mette un po’ di storia e un po’ di antico nelle propri creazioni non risulterà mai banale”.

Per contattare Serena e Sentieri Preziosi potete visitare il sito Internet www.sentieripreziosi.it

Visitate la pagina facebook della maison per restare aggiornati costantemente su tutti gli eventi e per ammirare le interpretazioni delle varie collezioni a tema, nelle fotografie realizzate dal Fotografo ufficiale della Maison: Marco D’Antonio che è anche l’autore delle fotografie utilizzate nell’intervista.

 

A cura di Erika Zacchello

 

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Voglio una borsetta magica, la voglio firmata Whiting & Davis!

Oggi voglio raccontarti la storia di un accessorio unico nel suo genere: la borsa in tessuto mesh, una maglia metallica molto luminosa inventata alla fine dell’800 e diventata la firma distintiva di un marchio molto noto negli Stati Uniti: Whiting & Davis.

Queste borse hanno un fascino senza tempo, grazie alla luce che sprigionano con il movimento e alla sensazione tattile che si prova quando le si tengono in mano: si ha come la sensazione di poter afferrare l’acqua in tutta la sua sfuggevolezza.
Le borse e i porta monate Whiting & Davis diventano un accessorio immancabile per la donna di classe a partire dagli anni ’30 e rimarranno in voga sino agli anni ’50.
Borsette piccole, spesso da portare a mano, proprio come voleva Chanel: una piccola borsa dove poter far stare giusto l’indispensabile per una donna: la cipria ed il rossetto!
Negli anni ’40, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Whiting & Davis riconverte la propria produzione all’industria bellica dedicandosi alla creazione dei radar. Ma questo solo per poco. Dopo la fine della guerra la produzione torna a mettersi in moto. Più vigorosa che mai.
Le partnership come noti designer della moda, da Paul Poiret ad Elsa Schiapparelli, non si fermano alla creazione di borse. L’estro creativo, che ha vita negli uffici di New York e Chicago, crea gioielli dal fascino vintage propronendo un revival romantico che ci donerà splendidi bracciali con cammei.
Come esempio di questo mondo ti mostro oggi una pochette portamonte, perfettamente conservata e probabilmente mai utilizzata. Sta nel palmo della mano ed è dotata di una chiusura, e di una catenella con gancio tipica degli anni 40/50, che permetteva di allacciare il portamonete all’interno di una borsa più grande o, direttamente, alla cintura. Ogni pochette e borsa Whiting & Davis è dotata di un numero di serie e della firma al suo interno, incisa sul metallo.
Che ne pensi di questo genere di accessorio? Ne hai mai tenuta una tra le tue mani?
Ti piace questa borsetta e ne vorresti una uguale… clicca QUI!
E.Z.

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Lo stile Audrey Hepburn in un gioiello firmato Givenchy

Audrey Hepburn indossa un tubino firmato Givenchy. E' lei a lanciarne la moda sul set del film Colazione da Tiffany

Anno 1952, il designer Hubert de Givenchy fonda l’omonimo brand di moda.

Amatissimo dall’elegante Audrey Hepburn che decide di indossare durante le riprese del film Colazione da Tiffany il celebre tubino nero diventato poi, nel corso degli anni, il segno distintivo della maison Givenchy.
Un brand raffinato e di stile, in grado di creare l’immagine di una diva che trasmette quell’allure che ne ha creato il mito.
Negli anni ’60 non solo il tubino nero diventa un oggetto di culto ma, assieme ad esso, anche le perle che vengono utilizzate per creare collane, spille ed orecchini a clip.
La perla campagne, dal gusto elegante e principesco, è la perla prediletta da Givenchy che propone orecchini a lobo semplici ma di alto gusto.
Sempre per Audrey Hepburn, che spontanemente è diventata la testimonial del brand, Givenchy realizza il profumo L’interdit.
Negli stessi anni il designer lancia una linea di bijoux in grado di portare al di fuori della pellicola cinematografica e quindi nella vita reale, il fascino di immagini da sogno.
Sono gioielli lineari, mai esagerati, adatti ad un abito altrettanto lineare e sobrio. 

Orecchini con perle cabochon color champagne firmati Givenchy

Il colore prediletto del metallo è sicuramente il giallo che va a creare interessanti giochi di luce, ma non mancano gioielli in metallo bianco tempestati di strass. Peculiari della firma sono le catene, o cortissime aderenti al collo oppure lunghissime a chanel, con maglie larghe e nodi di dimensioni importanti.
E voi l’avete il vostro little black dress ed il votro gioiello firmato Givenchy per sentirvi una novella Audrey?

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Stefania e il suo nuovo bijou!

Ciao a tutti,

oggi ho il piacere di mostrarvi questa foto inviatami da Stefania Durbano, premiata per il suo Punto di Vintage, con il suo nuovo bijou: un medaglione floreale, risalente agli anni ’30 creato in celluloide lavorata, sorretto da una catena dorata.

 

stefania durbano

Stefania Durbano, premiata per il suo Punto di Vintage, indossa il suo nuovo bijou!

Spero che questo incontro possa essere l’inizo di un nuovo amore tra Stefania ed il suo gioiello.

 

E.Z.

 

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Un bijou per il Punto di Vintage di Stefania Durbano

Carissimi amici ed amiche, grazie davvero tantissimo per la partecipazione e l’entusiasmo con il quale avete accolto la mia proposta di raccontarmi il vostro Punto di Vintage!
Sono davvero rimasta colpita da molte delle vostre frasi e per me è stato molto difficile scegliere la più significativa tra tutte.
Sono stata colpita dalla vostra poesia e dalla capacità di raccontare le vostre emozioni in poche frasi accostando parole evocative.

La poesia di Flavia e di Fleurette, la concretezza di Hervè, il racconto coinvolgente di Erica ma anche l’ironia di Raffaella e i riferimenti di Renata ed Elisabetta. E questo è solo per citarne alcune, senza escluderne nessuna.

Tra tutte però, dopo averle rilette decine e decine di volte, arrivando davvero a farle mie, mi ha colpito molto la sintesi fortemente espressiva di una, ovvero quella di Stefania Durbano che dice: “Il vintage è come la vita: accade che ci si debba lasciare accarezzare dalle cose e dagli eventi belli del passato per gioire dolcemente del presente”.

Di questa frase mi ha colpita la poesia che è in grado di proiettarci da passato al presente attraverso una carezza, una coccala, un realo a noi stesse.

Condividuo questa idea del vintage. Un regalo che arriva dal passato, rimane in vita e ci fa del bene nel presente, un po’ come dovrebbe essere la vita in cui il presente è una conseguenza di ciò che siamo stati. Io vorrei che il vintage fosse questo!

Per questo motivo ho deciso di premiare questo pensiero con un bijou, vintage, direttamente dal passato in questo presente!

Ma voglio premiare tutti coloro che hanno lasciato il loro pensiero con un regalo che manderò nelle vostre email (chi non l’avesse lasciata perfavore mi contatti in privato al mio indirizzo email erika_zak@hotmail.com): spero possa essere un regalo gradito!

Grazie per avere condiviso.

Alla base del vintage c’è la condivisione di un oggetto e di una emozione. Nel tempo.

Erika

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Il punto di vintage di Narcysa Retro Chic: i ricordi in una borsetta

Cari tutti,

come annunciato nel precedente post, questa settimana viene pubblicata la prima intervista dedicata al punto di vintage di una realtà che ha voluto raccontarci il proprio modo di interpretare e di vivere il vintage.

Sono davvero felicissima di vedere l’entusiasmo con il quale avete accolto la mia domanda relativa al vostro punto di vintage e vi ricordo che avete tempo sino a domani sera, 20 giugno, per renderci partecipi del vostro modo di viverlo.

Ma ora vi lascio a questa bella storia, in cui la borsa regna sovrana e diventa un oggetto che parla, racconta ed esprime un modo tutto particolare di vivere la moda. Il gusto sofisticato e retrò di queste borse, realizzate spesso con tessuti vintage, ci trasmette una sensazione di magia e charm ed una forte nostalgia per la bellezza del passato di cui però, fortunatamente, possiamo deliziarci ancora in questo nostro presente.

Buona lettura e a domani con la chiusura del contest!

 

D: Cos’è Narcysa Retro Chic e chi sta dietro a questo progetto?

R: Narcysa nasce da un ricordo.

Nostra nonna, la nonna Agata, era una sarta nel tempo in cui la povera gente, che non aveva neanche il pane, s’ingegnava per  copiare l’eleganza delle gran signore e le ragazze disegnavano con il “lapis” la riga sulle prime calze di nylon. Da bambine ci ha fatto assaporare quell’atmosfera dal sapore antico, le canzoni senza tempo che tutt’oggi ascoltiamo e cantiamo, gli aromi di ricette tradizionali della nostra terra; ci ha mostrato l’importanza anche di un pezzetto di stoffa o di un bottone, ci ha raccontato della guerra con gli occhi di chi, mentre fuori era la follia, covava dentro sé speranze e il sacro fuoco della gioventù. I suoi racconti sono stati la nostra strada di mattoni gialli per arrivare alla città di Smeraldo. E ci siamo arrivate. Abbiamo capito solo dopo un evento che ha segnato particolarmente il nostro cammino: entrambe siamo laureate in Giurisprudenza e la laurea della più piccola di noi è stata festeggiata con un party a tema anni ‘30. Sembra piuttosto bizzarro, anche perché questo è avvenuto qualche anno fa, quand’ancora non era scoppiata la mania del Vintage e realizzare una festa con tale tema era piuttosto inusuale. Lì sono stati coinvolti  tutti gli ospiti e  la visione d’insieme è stata quasi un’epifania: frange sfarfallanti, quadri liberty alle pareti, candele e i convitati che ballavano sulle note del trio Lescano! Era tutto talmente bello che non poteva assolutamente lasciarci indifferenti, è stato come tornare indietro nel tempo! Da lì a poco è nata la prima borsetta Narcysa  che, per quanto imperfetta a assolutamente da considerare come prototipo, custodiamo gelosamente proprio perché è stata ricavata da una delle vecchie gonne che la nonna ci ha lasciato in eredità.

D: Sicuramente la figura della nonna ha guidato molto il vostro gusto ma, al di là di questo, che cos’è per voi il Vintage e qual è l’interpretazione che ne date attraverso Narcysa Retro Chic?

R: Avere una nonna che non buttava via mai niente – con le conseguenti “stratificazioni storiche” che si ammassavano dentro i suoi armadi e cassetti – ci ha permesso di vedere la moda evolversi attraverso i suoi abiti e i suoi accessori; ad un certo punto abbiamo cominciato ad usarli riscoprendo una femminilità nuova rispetto agli “eccessi” della moda degli anni ‘80 e ‘90. Per questa ragione possiamo affermare che per noi il vintage non è un ritorno di fiamma, una moda passeggera che magari, fra sei mesi od un anno verrà sostituita da una nuova, ma un vero e proprio stile di vita, tanto che per la maggior parte delle nostre creazioni andiamo a ricercare quei particolari che a un certo punto della storia del costume si è deciso di archiviare come “roba vecchia”: tessuti, catenine, bottoni dimenticati in un angolo dei negozi storici della nostra città, che, come quelle stoffe, sono riusciti a resistere attraverso le mode e i tempi. Tali “esperimenti stilistici” hanno spesso suscitato l’interesse di incuriosite clienti e più di una volta ci è capitato che quei tessuti andassero poi a ruba proprio perché, chi sceglie consapevolmente vintage, sa che quell’oggetto ha già una storia da raccontare.

D: Se doveste raccontare Narcysa Retro Chic in un’immagine, quale sarebbe?

L’immagine che abbiamo scelto è una foto di Louise Brooks, un’attrice del cinema muto. Rappresenta esattamente quello che vorremmo fosse Narcysa: eleganza, raffinatezza, femminilità, amore per il bello e il ricercato.

D: L’immagine delle dive, partendo dal cinema muto ed arrivando sino agli anni ’50 del Novecento, è stata fortemente caratterizzata dallo charm che spesso era il risultato di uno studio mirato di celebri ed abili costumisti. Il gioiello è sempre stato uno degli accessori prediletti per creare un certo tipo dimmagine. Pensiamo ad un incontro: Narcysa Retro Chic ed il bijou vintage. Cosa vi viene in mente?

R: Naturalmente ci appassiona tutto ciò che ruota intorno alle atmosfere, ora folli ora più pacate, degli anni ‘20 e ‘30. Nella nostra graduale ricerca del vintage negli anni e nei cassetti di casa, un giorno abbiamo trovato una splendida borsetta gioiello con chiusura ad incastro, finemente intarsiata, il cui corpo era formato da una delicata maglia metallica che finiva in delle piccole sfere argentate. All’interno abbiamo trovato un carnet da ballo che nascondeva una foto ed una lettera che era indirizzata proprio alla proprietaria della borsetta, una delle sorelle della bisnonna…era una lettera d’amore! Dietro la foto c’era racchiusa, in una manciata di nomi che formavano ascendenze e discendenze, la storia di questa donna che per noi era soltanto una bella signora con uno sguardo greve ma che, a ben guardare, era un pezzo anche del nostro passato. Recentemente poi, abbiamo avuto il piacere di conoscere una donna, un’antiquaria, che importa gioielli americani d’epoca. Con quale curiosità ed emozione cerchiamo di immaginare i volti delle donne che li hanno indossati prima di noi! E’ proprio questo il fascino del vintage. Scoprire che qualcuno, prima di te, con i suoi desideri, dolori, speranze, illusioni, ha tenuto in mano un oggetto, l’ha sfoggiato, magari con orgoglio.

D: Grazie per la suggestiva storia che avete voluto raccontarci e per le bellissime creazioni che ci proponete. Come possano contattarvi i miei lettori qualora volessero visionare le vostre collezioni o farvi delle domande?

Il nostro sito è narcysaretrochic.com e vi sono inserite le nostre collezioni e i nostri prodotti. Per qualsiasi richiesta basta compilare il form dei contatti!

 

Erika Zacchello

 

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