Come la complessità e la bellezza del grande Disegno può essere colta tanto nel miracolo della vita quanto in una goccia di rugiada, così l’osservatore attento è in grado di leggere la società e la cultura di un popolo nei grandi eventi riportati sui libri di Storia, così come nella variazione delle forme e dei materiali di un piccolo bijou.
Anzi, è proprio dal buco della serratura che si riesce a cogliere un genuino quanto inaspettato spaccato sulla cultura materiale di un popolo spesso ed in modo sbrigativo indicato dal vecchio continente come povero di tradizioni culturali proprie. Un popolo al quale, la cosa ci piaccia oppure no, dobbiamo sicuramente riconoscere un ruolo sostanziale nell’aver prodotto i più sentiti riferimenti iconografici, ormai divenuti veri simboli, dei quali l’occidente contemporaneo dispone.
Un saggio convincente, sfaccettato, accattivante, che rischierà di trasformare anche il più scettico detrattore della mistificazione del prezioso in un sostenitore dei valori di creatività, cultura e, perché no, anche di giocosità dei quali una spilletta di latta colorata riesce a farsi tramite, scrollandosi di dosso il fardello, spesso troppo ingombrante, del controvalore veniale che ha condizionato finora la storia del gioiello propriamente detto.
Un saggio non privo di effetti collaterali, il primo dei quali è il rischio di vedere voi stessi trasformati in appassionati collezionisti di bijoux!
Complimenti ad Erika per aver saputo approfondire e divulgare la conoscenza del gioiello non prezioso in modo accattivante e completo: questo libro (i cui contenuti erano stati già premiati dalla Città di Casalmaggiore, con il conferimento alla giovanissima Erika della borsa di studio Una tesi per Casalmaggiore, ediz. 2009) diventa ora imprescindibile punto di partenza per lo studio e il confronto fra la produzione americana di bijoux e quella italiana, casalasca in particolare. Congratulazioni all’autrice, insieme agli auguri di una brillante carriera: di appassionata collezionista e di ottima divulgatrice.
Per il Museo del Bijou di Casalmaggiore
Il Conservatore
Letizia Frigerio
CIAO ERIKA HO DA POCO LETTO IL TUO LIBRO, E’ SCRITTO MOLTO BENE E IN MODO MOLTO CHIARO…….GRAZIE A TE HO SCOPERTO UN MONDO MERAVIGLIOSO ED EMOZIONANTE, NON PENSAVO MI SAREI MAI APPASSIONATA AL VINTAGE, L’ HO SEMPRE TROVATO DIFFICILE E PER UN ELITE. INVECE MI SBAGLIAVO…………E’ FANTASTICO. IO HO UN NEGOZIO DI BIJOUX E ACCESSORI IN PROVINCIA DI TREVISO, CAPIRAI DUNQUE CHE IL TUO LIBRO MI E’ STATO DI GRANDE AIUTO, MI HA CHIARITO DUBBI E DATO NUOVE INFORMAZIONI LI’ DOVE ERO UN PO’ LACUNOSA. GRAZIE INFINITE! A PRESTO, MOIRA.
tu non sai quanto mi faccia piacere ricevere questo tuo commento!
Per me quella per il bijoux e il vintage è una passione e non c’è cosa più importante che riuscire a condividerla e trasferirla agli altri.
Spero che le risorse gratuite che riceverai nelle prossime settimane via mail possano soddisfarti come il libro!
Come la complessità e la bellezza del grande Disegno può essere colta tanto nel miracolo della vita quanto in una goccia di rugiada, così l’osservatore attento è in grado di leggere la società e la cultura di un popolo nei grandi eventi riportati sui libri di Storia, così come nella variazione delle forme e dei materiali di un piccolo bijou.
Anzi, è proprio dal buco della serratura che si riesce a cogliere un genuino quanto inaspettato spaccato sulla cultura materiale di un popolo spesso ed in modo sbrigativo indicato dal vecchio continente come povero di tradizioni culturali proprie. Un popolo al quale, la cosa ci piaccia oppure no, dobbiamo sicuramente riconoscere un ruolo sostanziale nell’aver prodotto i più sentiti riferimenti iconografici, ormai divenuti veri simboli, dei quali l’occidente contemporaneo dispone.
Un saggio convincente, sfaccettato, accattivante, che rischierà di trasformare anche il più scettico detrattore della mistificazione del prezioso in un sostenitore dei valori di creatività, cultura e, perché no, anche di giocosità dei quali una spilletta di latta colorata riesce a farsi tramite, scrollandosi di dosso il fardello, spesso troppo ingombrante, del controvalore veniale che ha condizionato finora la storia del gioiello propriamente detto.
Un saggio non privo di effetti collaterali, il primo dei quali è il rischio di vedere voi stessi trasformati in appassionati collezionisti di bijoux!
Complimenti ad Erika per aver saputo approfondire e divulgare la conoscenza del gioiello non prezioso in modo accattivante e completo: questo libro (i cui contenuti erano stati già premiati dalla Città di Casalmaggiore, con il conferimento alla giovanissima Erika della borsa di studio Una tesi per Casalmaggiore, ediz. 2009) diventa ora imprescindibile punto di partenza per lo studio e il confronto fra la produzione americana di bijoux e quella italiana, casalasca in particolare. Congratulazioni all’autrice, insieme agli auguri di una brillante carriera: di appassionata collezionista e di ottima divulgatrice.
Per il Museo del Bijou di Casalmaggiore
Il Conservatore
Letizia Frigerio
CIAO ERIKA HO DA POCO LETTO IL TUO LIBRO, E’ SCRITTO MOLTO BENE E IN MODO MOLTO CHIARO…….GRAZIE A TE HO SCOPERTO UN MONDO MERAVIGLIOSO ED EMOZIONANTE, NON PENSAVO MI SAREI MAI APPASSIONATA AL VINTAGE, L’ HO SEMPRE TROVATO DIFFICILE E PER UN ELITE. INVECE MI SBAGLIAVO…………E’ FANTASTICO. IO HO UN NEGOZIO DI BIJOUX E ACCESSORI IN PROVINCIA DI TREVISO, CAPIRAI DUNQUE CHE IL TUO LIBRO MI E’ STATO DI GRANDE AIUTO, MI HA CHIARITO DUBBI E DATO NUOVE INFORMAZIONI LI’ DOVE ERO UN PO’ LACUNOSA. GRAZIE INFINITE! A PRESTO, MOIRA.
Cara Moira,
tu non sai quanto mi faccia piacere ricevere questo tuo commento!
Per me quella per il bijoux e il vintage è una passione e non c’è cosa più importante che riuscire a condividerla e trasferirla agli altri.
Spero che le risorse gratuite che riceverai nelle prossime settimane via mail possano soddisfarti come il libro!
Grazie per la tua testimonianza.
A presto,
Erika