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Outfit: Pierre Lang, H&M e Goga Bags

Questa è la mia proposta di outfit di oggi: anello solitario Pierre Lang in metallo placcato oro giallo con pietra nera, collana con piume H&M e micro pochette Goga Bags.

Che ne pensate?

 

Pierre Lang H&M Goga Bags

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Mieko – Tra gioiello e fumetto, passando da Diabolik a Lupo Alberto!

“La Cartotecnica è nata prima di me. Fin da piccolissima ho avuto la possibilità di conoscere la carta e le sue peculiarità. I miei giochi li creavo in carta:
ricordo ancora che passavo interi pomeriggio a realizzare mondi immaginari. Ogni avanzo di carta, anche il più sottile, veniva riutilizzato per ricreare
qualcosa di nuovo”.

Questo è quello che ci racconta Lysa, ideatrice e respensabile di Mieko, una realtà fortmente radicata nel territorio (MIlano) e legata ad un concept di ecologia (EKO) e riutilizzo dei materiali.

Bracciali Lupo Alberto by Mieko - copyright Astorina e Mck

Ed è proprio grazie a questo background che è nata da Lysa l’idea di realizzare eco-gioielli recuperando scarti di lavorazione dell’azienda di famiglia e carta di fumetti, pagine gialle, mappe e stradari, combinandoli con vecchi orologi, pietre preziose, madreperla, metalli nobili e pelli ricercate. Il processo di produzione è artigianale e tutte le materie prime sono lavorate nel rispetto dell’ambiente, in modo da assicurare risultati di alta qualità, unici e interamente eco-compatibili.

Orecchini Diabolik by Mieko - copyright Astorina e Mck

Mieko unisce riciclo e design rimanendo fortemente legata al territorio e al made in Italy. Le mappe stradali della città e i soggetti dei bijoux con le stampe di Lupo Alberto e Diabolik sono un chiaro vanto italiano di creatività espressa da diversi punti di vista.

Impossibile non rimanere catturati dagli orecchini e dai bangle con i soggetti, i disegni e le battute che hanno caratterizzato gran parte della nostra
adolescenza. Quando li ho scoperti ho immadiatamente pensato “lo voglio assolutamente un bangle con la gallina Marta!”

E voi? Ditemi cosa ne pensate di questi gioielli! Vi immaginate meglio con un paio di orecchini di Diabolik o di Lupo Alberto?

E.Z.

Orecchini Lupo Alberto by Mieko - copyright Astorina e Mck

Bracciale Diabolik by Mieko - copyright Astorina e Mck

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Sesèm c’est moi! La pelle si veste di luce e diventa un gioiello

I materiali che si uniscono, giocano assieme e si fondono in un abbraccio.

Questa è la prima immagine che mi evocano i gioielli del brand vicentino Sesèm.

Bracciali, orecchini e pendenti realizzati in pelle, forgiati da maestri artigiani italiani in grado di lavorare il materiale in modo tale da fare emergere il colore del metallo – che si fonde alla pelle – in tutte le tonalità dell’oro: bianco, giallo e rosa.

Sesèm é la storia del gusto di tre amiche e del loro sogno di trasformare la propria passione per la moda in una linea di gioielli.

Collezione Amelie

Collezione Audrey

Collezione Grace

“La poesia, una nota parigina per un dolce sognare e il desiderio di distinzione, si mescolano con un’eleganza informale. Un Sesèm é come un profumo, muta a contatto di chi lo indossa, descrivendo cosi infiniti universi di milioni d donne autentiche che tutti i giorni affrontano il mondo e, come quelle tre amiche, firmano la loro storia.”

E’  così che il brand racconta se stesso e ci propone sette collezioni che portano altrettanti nomi ed immaginari di donna: dalla charmante Grace (sì, ovviamente la Grace di cui si parla è proprio lei!) alla sensuale Brigitte, dalla sognatrice Amelie alla sicurissima Bond Girl.

Collezione Avrile

Collezione Bond Girl

Collezione Brigitte

Ad ogni donna il suo gioiello Sesèm. Un gioco di abbinamenti tra colori, texture e finiture che esprime un differente modo di essere oggi oppure sempre!

E voi, di che Sesèm siete? Raccontatemelo qui sotto!

Collezione Laetitia

 

 

Erika Zacchello

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Speciale Tarì bijoux. Ecco le 4 tendenze del gioiello fashion in anteprima.

Curiosi di scoprire le tentenze del bijou per il 2014? Allora non potete mancare alla seconda edizione di Tarì Bijoux, che che si svolgerà oggi 17 e domani 18 Marzo, presso lo spazio espositivo del Tarì.

E’ all’interno di questo evento che Il Tarì  Design Lab presenterà i 4 MacroTrends del gioiello per il 2014. Eccole qui in anteprima per voi:

  1. Bijoux dal gusto retrò. I bijoux del 2014 compiono un salto nel passato, sfogliando le pagine della storia,  carpendo e rivisitando forme ed ideologie classiche. Gioielli sigillo, segno distintivo dell’appartenenza ad un gruppo; cammei che coniugano la classicità della materia all’innovazione delle forme e dei colori; merletti romantici  impreziositi da pietre. Bijoux dedicati ad una Donna sofisticata, amante del  sapere, affascinata dal misticismo e sensibile ai temi della Fede, della Storia e del Classicismo.
  2. Il Bijou capolavoro. Attraverso materiali, forme e colori, questo è il Trend che permette  alla Donna di indossare i gioielli da Sogno, con budget contenuti. Minuziosità,  artigianalità e cura dei dettagli rendono questi Bijoux dei veri  capolavori.
  3. Colore senza limiti. E’ questo il trend più audace. Il bijou fashion che punta ai “perfetti contrasti” attraverso l’esaltazione delle gamme cromatiche e il  mixaggio di materiali innovativi. Progettato per chi non ha timore di stupire.
  4. Bijoux  eco-sostenibili. Bijoux ecofriendly, realizzati con materiali naturali, ispirati al mondo della Natura  nelle sue molteplici forme e colori. Dedicato alla donna sognatrice, romantica,  intimista. Impegnata nel sociale, la Donna che ama questo trend è fedele  alle tradizioni ma attenta alle forme dell’estetica contemporanea. Ama il  classico ma solo ed esclusivamente nella sua visione  contemporanea.

Qui vi propongo una mia selezione dei brand che potrete trovare oggi e domani al Tarì Bijoux.

Lebole_kimono
Collezione Kimono di Lebole Gioielli

Se amate i gioielli originali, i pezzi unici con un fascino esotico, allora vi propongo la collezione Kimono di Lebole Gioielli, ciondoli ed orecchini realizzati con parti di tessuto dei kimono di seta giapponesi, arricchiti da pietre di colore in nuance con i motivi dominanti del gioiello.

collana cuore
Collana a Cuore di Paviè Bijoux

Come me adorate le resine e le plastiche colorate? Siete attratte dal simbolo più romantico di sempre: il Cuore? I gioielli della nuova collezione di Paviè Bijoux sono il mio consiglio per rendere più femminile il vostro outfit. Questa Collana a Cuore, realizzata con un grande ciondolo rosso in resina intagliata, è particolare anche nella catena galvanizzata in oro… si vedete bene, le maglie della catena sono in realtà dei piccoli cuori!

925byAucella
Bracciali 925byAucella

Vi intriga invece il gusto retrò di incisioni e cammei? Allora anche voi rimarrete affascinati dalla collezione Paint Your Life di 925byAucella, marchio di Torre del Greco che dal 1930 realizza gioielli con cammei e coralli. In questa nuova proposta rivisita il classico, montando il cammeo (anch’esso reinterpretato nei soggetti) su strutture in argento 925 e su coloratissimi bracciali bangle in pelle colorata. Se amate questo stile non potrete non rimanerne catturati.

E ora ditemi, quale tra questi è il vostro trend preferito?

 

E.Z.

 

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Visto al Macef. I gioielli Fiber Art di Silvia Beccaria.

Fiber Art. Una produzione artistica caratterizzata dall’impiego delle fibre naturali o artificiali rivisitate e  reinterpretate  in chiave personale e contemporanea.

Ed è questa l’arte della designer torinese Silvia Beccaria che, da quasi vent’anni, ricerca e crea estendendo il concetto di “fibra” a materiali inusuali – e non solamente a quelli tessili – quali ad esempio pvc, gomma, plastica, lattice e poliuretano.
Le reinterpretazione di materie prime industriali anonime, e non riciclate, ci regala oggetti scenici e d’impatto, proprio come i bijoux presentati da Silvia durante l’ultima edizione del Macef conclusasi domenica 27 gennaio.

I gioielli proposti sono fondamentalmente gorgiere che celebrano gli sfarzi cinquecenteschi del Rinascimento.

Il lavoro artigianale che ne è alla base consiste nella rivisitazione dell’intreccio manuale, filo dopo filo, di materiali che possono essere accomunati tra loro solamente per la loro “tessibilità”.

L’originalità sta, a mio giudizio, nell’utilizzo di materie flessibili e di colorazioni insolite, dove le trasparenze e il fluo si fondono, per creare degli oggetti prodotti mediante una tecnica antica, quella della tessitura manuale.


Ed è grazie alla contaminazione di passato e futuro che questi gioielli ci fanno assaporare un gusto tanto retrò quanto contemporaneo ed hi-tech.
I gioielli dello Studio Filarte di Silvia non sono solo gioielli. Sono sculture tanto leggere dal punto di vista materico quanto importanti nel loro carattere.
Sono oggetti che parlano di loro stessi senza bisogno che qualcun altro ne parli, obbiettivo non facile da raggiungere, a meno che non si sia così: evocativi, iconici e senza tempo.

Per contattare Silvia Beccaria potete visitare il sito www.studio-filarte.it

Tutte le foto sono di Mariano Dallago.

 

Erika Zacchello

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Speciale Macef 2013 – I gioielli di Chiara de Filippis: quando il metallo diventa metafisica

Giovedì 24 Gennaio, primo giorno della 94° edizione del Macef, e tantissime realtà interessanti da scoprire.

Oggi voglio parlarvi della designer e creatrice di gioielli Chiara de Filippis (al Macef espone allo stand 1 M20-E), romana di origini e fiorentina di adozione. La sua formazione di bottega la lega ad una forte passione per i metalli che ama plasmare e forgiare, creando forme sinuose e giochi di colore giustapposti che vanno a creare gioielli artigianali realizzati in tiratura limitata.

Ho chiesto a Chiara di raccontarci, in una breve intervista, quello che è il suo mondo creativo.

collezione White. Orecchini circle

Orecchini circle della collezione White

EZ: Chiara, i tuoi gioielli sorprendono per l’espressività che comunicano: le linee semplici disegnano percorsi che sorprendono per la loro armonia. Qual è la filosofia che sta dietro a dei gioielli quasi metafisici come i tuoi?

CdF: II miei gioielli sono l’espressione di una filosofia che fa parte del mio quotidiano: ricerca di chiarezza e semplicità nelle azioni, nelle relazioni interpersonali, nel lavoro che cerco di far sempre essere in armonia con l’ambiente che mi circonda – naturalistico e urbano -, lasciando che gli eventi scorrano secondo uno sviluppo naturale. Il mio approccio al metallo, riflettendo questo pensiero, è infatti istintivo, accade così che molto spesso un oggetto nasca senza alcuna progettualità definita.

Anello Mobius in argento 925

Anello Mobius in argento 925

EZ: Ogni gioiello mi comunica una naturale ricerca dell’essenzialità. Quali sono le tecniche che utilizzi nella lavorazione del metallo e quali leghe prediligi per le tue creazioni?

CdF: Le tecniche che uso sono tecniche classiche. Tra queste, la forgiatura a martello è tra quelle che prediligo, perchè consente di creare volumi e curve interessanti con pochi ed essenziali colpi. In quanto alle leghe, sono una purista, argento e oro. L’argento è chiaramente 925, l’oro invece, applicato come rifinitura, vine utilizzato in sottili lamine a 24K, mediante una tecnica koreana molto antica – il Keum-Boo – che consente di legare i due metalli senza uso di saldatura. Gli effetti che si possono ottenere con il Keum-Boo sono davvero interessanti ed imprevedibili: capita che un bracciale o un anello evochino un quadro astratto oppure un paesaggio.

Bracciale e anello White in argento 925 e oro 24 kt

Bracciale e anello White in argento 925 e oro 24 kt realizzati con la tecnica del Keum-Boo

EZ: Della tua formazione orafa, cosa conservi e cosa no?

CdF: Ho avuto una formazione “di bottega“, tipica per una città come Firenze – benchè sia difficile da trovare oggi – che mi ha dato l’opportunità di seguire gli impulsi creativi in modo molto naturale. Fin dall’inizio ho subito il fascino della sperimentazione, che consente di uscire in un certo senso dai binari di alcuni vincoli stilistici dettati dalla moda o da una corrente di pensiero ben definiti. Posso dire quindi di conservare tutto di quello che mi è stato insegnato con passione.

Ecco come nasce un anello White con la tecnica del Keum-Boo

Per maggiori informazioni su Chiara de Filippis:

http://chiaradefilippis.blogspot.it/

Erika Zacchello

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E’ Natale che albero! L’intervista di Collezionare.

E’ Natale, quindi perchè non condividere con voi questa intervista fattami dalla giornalista Domizia Dalia del mensile Collezionare?

Nell’intervista si parla di spille a forma di albero di Natale… buona lettura!

Erika

 

Tratto da Collezionre di dicembre 2012

 

E’ Natale che albero!

Per il collezionista: Christmas Costume Jewellery. VINTAGE Nel mondo del costume jewellery, in questo periodo, le coloratissime spille a forma di albero di Natale sono un classico.

 

● di Domizia Dalia 

Il vintage, come si sa, è molto di moda, e nel periodo natalizio le vetrine dei negozi che trattano questo genere, espongono idee regalo molto originali dal manicotto di pelliccia alla luccicante borsa da sera, dagli stravaganti occhiali tempestati di brillantini alla bigiotteria più scintillante. Proprio nel mondo del costume jewellery, in questo periodo, le coloratissime spille a forma di albero di Natale sono un classico. Ogni appassionato del settore ne possiede almeno una; addirittura alcuni collezionisti hanno concentrato il proprio interesse esclusivamente su queste creazioni realizzate con estrema maestria e ideate ogni anno dai designer più originali.
Erika Zacchello, giovanissima collezionista ed esperta di bijoux, ci racconta la storia di queste spille, che dagli anni Quaranta molte signore statunitensi amano appuntare sul proprio cappotto.

Erika, il mondo del costume jewellery è molto vasto e da sempre affascina moltissime donne. Oggi, c’è un grande ritorno dei bijoux vintage e l’attenzione cade spesso su quelli americani, come mai?
La bigiotteria, in realtà, nasce nell’Europa del Settecento, epoca in cui i nobili commissionavano copie dei propri gioielli da portare in viaggio, per non correre rischi in caso di furto. Nell’Ottocento molti artigiani europei, tra cui moltissimi italiani, emigravano negli Stati Uniti d’America e qui, in particolare a Providence nel Rhode Island, con l’abilità orafa europea, la produzione di bigiotteria raggiunge livelli altissimi e riscuote un enorme successo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale – poi – a causa del blocco dei flussi d’informazione, si sviluppa un gusto peculiare che contraddistingue e identifica i costume jewellery americani.

Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale Spille a forma di albero di Natale
Tra i numerosi modelli su cui le grandi firme si specializzarono, ci sono anche le spille con soggetti natalizi, e in modo particolare mi riferisco a quelle a forma di albero di Natale. Quando scoppia il boom di questi oggetti, e qual è la loro storia?
Le spille ad albero di Natale, come in generale le spille a soggetto natalizio, sono una tradizione della cultura statunitense. Dagli anni Quaranta diventano un must per tutte le donne americane che indossavano questi bijoux colorati non soltanto per manifestare la loro partecipazione al Natale, ma anche per dimostrare la loro appartenenza al gruppo dei fedeli protestanti. Erano considerati, perciò, oggetti dal forte valore simbolico e anche per questo collezionati da molti. 

I modelli cambiavano di anno in anno, ogni designer si sbizzarriva nei diversi accostamenti di materiali e colori. Un occhio esperto come il suo può riconoscere a prima vista la mano del creatore? Quali erano i principali produttori e in cosa si distinguevano?
Come le accennavo, la spilla a forma di albero di Natale diventa un oggetto da collezionare e, per i designer, una sfida per ottenere modelli sempre più originali e d’effetto.
Dal 1940 al 1960 tutte le grandi firme di costume jewellery presentavano ogni anno la propria versione di questo albero festoso, ideando centinaia di Christmas Tree Pins – come vengono chiamate dagli americani – con forme, tecniche e colori differenti. Tra le più celebri posso citare: le spille di Stanley Hagler, che inizia la sua carriera con Miriam Haskell per poi fondare la sua azienda negli anni Cinquanta, con pendenti in vetro di Murano e madreperla; quelle di colore ghiaccio di Eisenberg, così come quelle multicolore e stilizzate in bachelite di Lea Stain.
Da lasciare senza fiato sono anche le creazioni natalizie di Larry Vbra, il designer di Brodway, noto per i suoi gioielli grandi, scenici e opulenti, in grado di stupire sempre.
Assolutamente un must have la spilla di Natale Dodds, un marchio molto raro e ricercato tra i collezionisti di costume jewellery, poiché rimase in produzione solo per una decina di anni, tra il 1950 e il 1960. Non possiamo dimenticare le spille natalizie firmate Trifari e gli alberelli Pell degli anni Sessanta, rifatti ancora oggi con gli stampi originali e con gli stessi materiali dell’epoca. Infine, le spille firmate JJ ricche d’ironia e di colore.

È chiaro che gran parte dei collezionisti di questo settore è americana. In Italia ce ne sono o lei è uno dei pochi esempi?
In realtà in Italia non sono così pochi come apparentemente può sembrare. Esiste un micro mondo fatto di appassionati, alla ricerca costante di pezzi da raccogliere, tra cui anche me!
Navigando on-line, basta digitare le parole giuste, per trovare questo genere di spille di vario tipo e prezzo, come fare per scegliere quelle giuste? Le quotazioni variano molto, vanno da pochi a centinaia di euro, che cosa porta ad avere una differenza così elevata?
I prezzi variano molto nei diversi Paesi. Nel mercato americano, per esempio, le spille Trifari sono meno costose rispetto all’Italia. Ovviamente il prezzo è determinato sia dalla domanda sia dalla rarità del bijoux. Alcuni marchi hanno fabbricato su larga scala, altri – avendo una produzione pressoché artigianale – hanno lanciato sul mercato un minor numero di pezzi e sono, quindi, più rari. Tendenzialmente i più costosi sono i bijoux che già allora era difficile trovare perché prodotti in minore quantità. Come collezionista consiglio per l’acquisto, di scegliere non solo in base alle quotazioni, ma soprattutto in base al proprio gusto personale; non stiamo parlando, infatti, di oggetti con un valore intrinseco, come potrebbe essere un gioiello in oro e pietre preziose, ma di bigiotteria che acquista un valore nel momento in cui è amata e indossata. 

Quali sono i pezzi più rari da trovare?
Sicuramente sono le spille ad albero di Natale firmate Miriam Haskell, Stanley Hagler, Larry Vbra ed Eisenberg.

Oltre a collezionarle, esiste ancora oggi la tradizione di indossarle nel periodo natalizio?
Certo, la tradizione della spilla di Natale vive ancora oggi; dal mese di dicembre, girando per le strade di New York, non è raro vedere appuntate sul bavero della giacca di signore di ogni età queste deliziose creazioni.

 

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Big & bold: gli elettrizzanti gioielli di Liat Ginzburg

Quando mi sono imbattuta casualmente nei gioielli di questa designer israeliana sono rimasta letteralmente elettrizzata!

Collezione Drama

Big and bold ma non solo…colore allo stato puro. Sono le caratteristiche salienti di questi gioielli realizzati con i materiali non preziosi più disparati e rigorosamente vintage.
La designer di cui scrivo oggi è Liat Ginzburg ed il suo nome è ormai conosciuto tra i più noti trend setter, giornalisti e stilisti Israeliani. Ma non solo. Anche i più importanti magazine di moda come Harper’s Bazaar Spagna, Grazia Francia e Vogue Italia (che nei mesi di marzo ed aprile la segnala tra i designer emergenti più promettenti) parlano di lei.

Nelle collezioni della designer le più varie combinazioni di materiali come

Collezione Fluo

Collezione Technicolor

plastica, gomma, perspex e legno – recuperati nei mercatini del vintage, direttamente dagli anni ’70 ed ’80 – vengono riattualizzate e reinterpretate per raccontare la vita notturna di Tel Aviv, le emozioni evocate dall’arte e dall’intimo vissuto dell’artista.

Ed è cosi che i colori fluo si mischiano alle fiabe e al tribale, portandoci per mano in tanti mondi diversi: da quello afro della collezione AfriQueen, a quello dei colori più urlati della collezione Technicolor, passando attraverso il mondo incantato della nostra infazia con la collezione Toy Story che porta le ballerine del carillon e Biancaneve e i Sette Nani sui nostri corpi, strappandoci un sorriso.

Collezione Toy Story

I bijoux di Liat Ginzburg, proposti sempre in edizioni limitate, sono scenici ed ironicamente belli.
Sono gioielli grandi, perchè – per citare la designer – la vita è grande ma a lei piace che i suoi gioielli lo siano ancora di più!

Guardo questi bijoux e provo un fortissimo desiderio di indossarli.
Perchè?
Perchè li trovo coinvolgenti e passionali, senza via di mezzo: o li ami o li odi.

Attirano decisamente l’attenzione e trasmettono una gran voglia di vivere la vita.
Una vita “alla grande” e rigorosamente a colori!
E tu cosa ne pensi? Parliamone! Lascia il tuo commento qui sotto.

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Lo stile Audrey Hepburn in un gioiello firmato Givenchy

Audrey Hepburn indossa un tubino firmato Givenchy. E' lei a lanciarne la moda sul set del film Colazione da Tiffany

Anno 1952, il designer Hubert de Givenchy fonda l’omonimo brand di moda.

Amatissimo dall’elegante Audrey Hepburn che decide di indossare durante le riprese del film Colazione da Tiffany il celebre tubino nero diventato poi, nel corso degli anni, il segno distintivo della maison Givenchy.
Un brand raffinato e di stile, in grado di creare l’immagine di una diva che trasmette quell’allure che ne ha creato il mito.
Negli anni ’60 non solo il tubino nero diventa un oggetto di culto ma, assieme ad esso, anche le perle che vengono utilizzate per creare collane, spille ed orecchini a clip.
La perla campagne, dal gusto elegante e principesco, è la perla prediletta da Givenchy che propone orecchini a lobo semplici ma di alto gusto.
Sempre per Audrey Hepburn, che spontanemente è diventata la testimonial del brand, Givenchy realizza il profumo L’interdit.
Negli stessi anni il designer lancia una linea di bijoux in grado di portare al di fuori della pellicola cinematografica e quindi nella vita reale, il fascino di immagini da sogno.
Sono gioielli lineari, mai esagerati, adatti ad un abito altrettanto lineare e sobrio. 

Orecchini con perle cabochon color champagne firmati Givenchy

Il colore prediletto del metallo è sicuramente il giallo che va a creare interessanti giochi di luce, ma non mancano gioielli in metallo bianco tempestati di strass. Peculiari della firma sono le catene, o cortissime aderenti al collo oppure lunghissime a chanel, con maglie larghe e nodi di dimensioni importanti.
E voi l’avete il vostro little black dress ed il votro gioiello firmato Givenchy per sentirvi una novella Audrey?

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Il punto di vintage di Narcysa Retro Chic: i ricordi in una borsetta

Cari tutti,

come annunciato nel precedente post, questa settimana viene pubblicata la prima intervista dedicata al punto di vintage di una realtà che ha voluto raccontarci il proprio modo di interpretare e di vivere il vintage.

Sono davvero felicissima di vedere l’entusiasmo con il quale avete accolto la mia domanda relativa al vostro punto di vintage e vi ricordo che avete tempo sino a domani sera, 20 giugno, per renderci partecipi del vostro modo di viverlo.

Ma ora vi lascio a questa bella storia, in cui la borsa regna sovrana e diventa un oggetto che parla, racconta ed esprime un modo tutto particolare di vivere la moda. Il gusto sofisticato e retrò di queste borse, realizzate spesso con tessuti vintage, ci trasmette una sensazione di magia e charm ed una forte nostalgia per la bellezza del passato di cui però, fortunatamente, possiamo deliziarci ancora in questo nostro presente.

Buona lettura e a domani con la chiusura del contest!

 

D: Cos’è Narcysa Retro Chic e chi sta dietro a questo progetto?

R: Narcysa nasce da un ricordo.

Nostra nonna, la nonna Agata, era una sarta nel tempo in cui la povera gente, che non aveva neanche il pane, s’ingegnava per  copiare l’eleganza delle gran signore e le ragazze disegnavano con il “lapis” la riga sulle prime calze di nylon. Da bambine ci ha fatto assaporare quell’atmosfera dal sapore antico, le canzoni senza tempo che tutt’oggi ascoltiamo e cantiamo, gli aromi di ricette tradizionali della nostra terra; ci ha mostrato l’importanza anche di un pezzetto di stoffa o di un bottone, ci ha raccontato della guerra con gli occhi di chi, mentre fuori era la follia, covava dentro sé speranze e il sacro fuoco della gioventù. I suoi racconti sono stati la nostra strada di mattoni gialli per arrivare alla città di Smeraldo. E ci siamo arrivate. Abbiamo capito solo dopo un evento che ha segnato particolarmente il nostro cammino: entrambe siamo laureate in Giurisprudenza e la laurea della più piccola di noi è stata festeggiata con un party a tema anni ‘30. Sembra piuttosto bizzarro, anche perché questo è avvenuto qualche anno fa, quand’ancora non era scoppiata la mania del Vintage e realizzare una festa con tale tema era piuttosto inusuale. Lì sono stati coinvolti  tutti gli ospiti e  la visione d’insieme è stata quasi un’epifania: frange sfarfallanti, quadri liberty alle pareti, candele e i convitati che ballavano sulle note del trio Lescano! Era tutto talmente bello che non poteva assolutamente lasciarci indifferenti, è stato come tornare indietro nel tempo! Da lì a poco è nata la prima borsetta Narcysa  che, per quanto imperfetta a assolutamente da considerare come prototipo, custodiamo gelosamente proprio perché è stata ricavata da una delle vecchie gonne che la nonna ci ha lasciato in eredità.

D: Sicuramente la figura della nonna ha guidato molto il vostro gusto ma, al di là di questo, che cos’è per voi il Vintage e qual è l’interpretazione che ne date attraverso Narcysa Retro Chic?

R: Avere una nonna che non buttava via mai niente – con le conseguenti “stratificazioni storiche” che si ammassavano dentro i suoi armadi e cassetti – ci ha permesso di vedere la moda evolversi attraverso i suoi abiti e i suoi accessori; ad un certo punto abbiamo cominciato ad usarli riscoprendo una femminilità nuova rispetto agli “eccessi” della moda degli anni ‘80 e ‘90. Per questa ragione possiamo affermare che per noi il vintage non è un ritorno di fiamma, una moda passeggera che magari, fra sei mesi od un anno verrà sostituita da una nuova, ma un vero e proprio stile di vita, tanto che per la maggior parte delle nostre creazioni andiamo a ricercare quei particolari che a un certo punto della storia del costume si è deciso di archiviare come “roba vecchia”: tessuti, catenine, bottoni dimenticati in un angolo dei negozi storici della nostra città, che, come quelle stoffe, sono riusciti a resistere attraverso le mode e i tempi. Tali “esperimenti stilistici” hanno spesso suscitato l’interesse di incuriosite clienti e più di una volta ci è capitato che quei tessuti andassero poi a ruba proprio perché, chi sceglie consapevolmente vintage, sa che quell’oggetto ha già una storia da raccontare.

D: Se doveste raccontare Narcysa Retro Chic in un’immagine, quale sarebbe?

L’immagine che abbiamo scelto è una foto di Louise Brooks, un’attrice del cinema muto. Rappresenta esattamente quello che vorremmo fosse Narcysa: eleganza, raffinatezza, femminilità, amore per il bello e il ricercato.

D: L’immagine delle dive, partendo dal cinema muto ed arrivando sino agli anni ’50 del Novecento, è stata fortemente caratterizzata dallo charm che spesso era il risultato di uno studio mirato di celebri ed abili costumisti. Il gioiello è sempre stato uno degli accessori prediletti per creare un certo tipo dimmagine. Pensiamo ad un incontro: Narcysa Retro Chic ed il bijou vintage. Cosa vi viene in mente?

R: Naturalmente ci appassiona tutto ciò che ruota intorno alle atmosfere, ora folli ora più pacate, degli anni ‘20 e ‘30. Nella nostra graduale ricerca del vintage negli anni e nei cassetti di casa, un giorno abbiamo trovato una splendida borsetta gioiello con chiusura ad incastro, finemente intarsiata, il cui corpo era formato da una delicata maglia metallica che finiva in delle piccole sfere argentate. All’interno abbiamo trovato un carnet da ballo che nascondeva una foto ed una lettera che era indirizzata proprio alla proprietaria della borsetta, una delle sorelle della bisnonna…era una lettera d’amore! Dietro la foto c’era racchiusa, in una manciata di nomi che formavano ascendenze e discendenze, la storia di questa donna che per noi era soltanto una bella signora con uno sguardo greve ma che, a ben guardare, era un pezzo anche del nostro passato. Recentemente poi, abbiamo avuto il piacere di conoscere una donna, un’antiquaria, che importa gioielli americani d’epoca. Con quale curiosità ed emozione cerchiamo di immaginare i volti delle donne che li hanno indossati prima di noi! E’ proprio questo il fascino del vintage. Scoprire che qualcuno, prima di te, con i suoi desideri, dolori, speranze, illusioni, ha tenuto in mano un oggetto, l’ha sfoggiato, magari con orgoglio.

D: Grazie per la suggestiva storia che avete voluto raccontarci e per le bellissime creazioni che ci proponete. Come possano contattarvi i miei lettori qualora volessero visionare le vostre collezioni o farvi delle domande?

Il nostro sito è narcysaretrochic.com e vi sono inserite le nostre collezioni e i nostri prodotti. Per qualsiasi richiesta basta compilare il form dei contatti!

 

Erika Zacchello

 

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