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Intervista a Paolo Zani: un cuore che batte per la storia di Casalmaggiore

Cari amici,

alcune settimane fa, annunciandovi la presentazione del mio libro, ho avuto l’occasione di parlarvi del Museo del Bijou di Casalmaggiore. Avendo ricevuto diverse email in cui mi sono state richieste alcune informazioni in più relativamente a questa realtà, ho deciso di intervistare Paolo Zani, il pesidente dell’associazione Amici del Museo del Bijou di Casalmaggiore, al fine di poter soddisfare la vostra curiosità e il vostro interesse.

Intanto ringrazio Paolo Zani per questa interessante intervista, ricca di informazioni e di curiosità, e vi auguro una buona lettura!

Erika


D: Dott. Zani, in veste di presidente dell’associazione, può raccontarci quando, come nasce e di cosa si occupa l’Associazione amici del museo del bijou di Casalmaggiore?

L’Associazione “Amici del Museo del bijou di Casalmaggiore” nasce per felice intuizione del suo fondatore, dr. Francesco Zaffanella, il sette novembre 1986 con atto notarile. I soci fondatori furono nove.
L’Associazione, come recita l’atto fondativo, senza finalità di lucro si propone di perseguire diversi scopi, tra cui raccogliere e valorizzare oggetti di oreficeria in metallo non prezioso, medaglie, occhiali, monili vari ecc., materiale fotografico e documentale, macchinari ed attrezzi da lavoro provenienti da industrie locali e non locali produttrici di questi oggetti; promuovere attività di carattere culturale ed informativo al fine di contribuire alla ricerca scientifica, storica ed artistica nei diversi settori di competenza del Museo; adottare iniziative di carattere didattico per creare le condizioni favorevoli alla rinascita dell’industria orafa nel Comune di Casalmaggiore.

D: Può raccontarci qualche aneddoto sulla nascita del museo del bijou?
Il Museo, come spesso accade, nasce del tutto casualmente. Bisogna precisare che l’azienda, la F.I.R.,  che produsse per parecchi decenni bigiotteria, esiste ancora oggi nonostante abbia diversificato e abbandonato questo tipo di produzione.
Nei primissimi anni ’80 del secolo scorso, alcuni operai ancora dipendenti della F.I.R. che avevano lavorato anche alla produzione di bigiotteria, vengono a conoscenza del fatto che l’azienda, dovendo recuperare degli spazi inutilizzati e adibiti a temporaneo deposito dei “vecchi” campionari del bijou, intende disfarsi del materiale rimasto vendendo il tutto, per pochi spiccioli,  ad un rigattiere di  Parma.
La sensibilità di questi due operai, Miro Lanzoni e Giovanni Moreschi, che avevano intuito la grave perdita per tutta la comunità di Casalmaggiore,  fece sì che della cosa venissi a conoscenza io direttamente; allora ero sindacalista nella zona casalasca e seguivo le vicende di quest’azienda.
Una sera vedo arrivare nel mio ufficio Miro e Giovanni che, un po’ agitati, mi informano delle intenzioni dell’azienda  e mi chiedono se sia possibile fare qualcosa.
Immediatamente presi contatto con l’allora Sindaco, Antonio Gardani anch’egli ex dipendente F.I.R. e persona sensibile alla storia locale che, informato del fatto, si mise in contatto con l’amministratore delegato dell’azienda, Carlo Bergamaschi, per bloccare l’operazione.
Nei giorni seguenti  tutto il materiale veniva ceduto al Comune di Casalmaggiore con l’impegno di liberare al più presto i locali dove il materiale era immagazzinato.
Fisicamente,  siamo andati personalmente a ritirare il tutto, non dico in che condizioni era il materiale, e l’abbiamo portato in un’aula dell’ex liceo che ci era stata messa a disposizione dal Sindaco.

Un'immagine del "Fabbricone"

A questo punto veniva il bello! che fare?
La prima idea fu quella di ordinare e conservare la raccolta ma, con il passare del tempo, acquisite diverse macchine, attrezzi da lavoro, stampi e documenti, si passò a progettare non una semplice raccolta o museo aziendale ma un museo archeologico – industriale anche se di limitate dimensioni ed estremamente specializzato.
Mi piace qui ricordare la figura del compianto dr. Zaffanella che con metodo, pazienza e precisione passò dall’idea al progetto.

D: In che modo si passò dall’idea al progetto?
Innanzitutto prendendo contatti con il prof. Sergio Coradeschi del Politecnico di Milano che una volta visionato il materiale ci incoraggiò a continuare nell’impresa, poi tenendo contatti con il settore musei della Regione Lombardia nella persona del dr. Alberto Garlandini che, di fatto, intuendo l’importanza dell’iniziativa, ci legittimò.
A questo punto avuta “la benedizione” dei tecnici e dei “politici” si trattava di partire concretamente.
L’amministrazione comunale deliberò la costituzione del Museo del Bijou di Casalmaggiore e all’Associazione toccò di fatto l’onore e l’onere di realizzarlo.
C’era da inventare tutto: dalla pulizia degli oggetti, dal colore delle cartelle sulle quali collocarli,  dal restauro delle macchine e qui mi viene in mente una accesa discussione sul come riverniciare le macchine.
Si trattava di decidere se utilizzare il “grigio” piuttosto che il “verde” macchina, perché abbiamo scoperto che ogni epoca aveva il suo colore di adozione…e poi, la vernice, doveva essere “liscia” o “martellata”? Le macchine andavano restaurate di tutto punto o lasciate con i segni dell’usura e del tempo?
Ovviamente senza l’aiuto di nessuno perché, al proposito, le scuole di pensiero si sprecavano.
Non posso, qui,  dimenticare anche  l’importanza del lavoro di due ex operarie della F.I.R., due sorelle dai nomi vagamente da “romanzo d’appendice”, Sebastiana ed Artemisia che fisicamente si assunsero l’onere di riportare su cartelle nuove tutto il materiale, da loro stesse, debitamente ripulito.
La cosa curiosa è che, queste due splendide signore, avendo lavorato nel settore campionatura della F.I.R. ricordavano ancora la disposizione degli oggetti ed anche la loro presunta datazione e quindi riuscirono a ricostruire, nella gran parte dei casi,  le cartelle così come erano originariamente.
Nel 1989 si realizzò la prima uscita pubblica con la mostra ” Il Museo del bijou di Casalmaggiore -Dall’idea al progetto”, una mostra in cui si presentava l’iniziativa ed alcuni oggetti, macchine restaurate e strumenti di lavoro oltre a documentazione cartacea e fotografica d’archivio.
Fu un enorme successo perché, c’è da dire, che la produzione di bijoux interessò la nostra comunità per più di settant’anni e nei tempi d’oro occupò fino a 600 dipendenti. Si può dire  che non ci fu una sola famiglia di Casalmaggiore che non fosse direttamente o per indotto interessata alla produzione di bijoux.

Spille a fiore esposte al Museo del Bijou di Casalmaggiore

Spille a fiore esposte al Museo del Bijou di Casalmaggiore

Si può tranquillamente affermare che il  “Fabbricone”, come confidenzialmente viene ancor oggi definita la fabbrica, ha rappresentato per anni una delle poche risorse del territorio.
La cosa veramente bella e curiosa era vedere anziani ex operai ed operaie,  davanti ad una gigantografia che riproduceva le maestranze negli anni ’30, riconoscersi e riconoscere vecchi compagni di lavoro: quanti commenti, quanti ricordi, quanti pettegolezzi ormai destinati all’oblio.
Capimmo subito che noi e l’Amministrazione comunale avevamo visto giusto: l’idea del Museo  era piaciuta perché fortemente radicata nel territorio.
Sulla scorta di questa iniziativa si riuscì a recuperare altro materiale, anche da privati,  per l’allestimento del Museo.
Anche ditte esterne ci fecero dono dei loro campionari, di macchine e di strumenti da lavoro.

D: Nel suo racconto si sente molta partecipazione e passione. Come si diventa soci dell’associazione qualora si volesse condividere con voi tutto questo?
Molto semplicemente facendo una richiesta o dimostrando l’interesse concreto alle nostre iniziative.

D: Quali iniziative sono state promosse e portate avanti dall’associazione?
Innanzitutto il recupero e la valorizzazione del materiale museale e poi la sua catalogazione fotografica mediante foto con negativi di alta qualità visto che allora non c’era ancora la tecnologia digitale, per poter permettere agli studiosi di consultare tutto il materiale comodamente. I pezzi singoli conservati nel museo sono più di ventimila quindi non facilmente accessibili.
Poi la realizzazione del Museo: il sogno si è realizzato con l’inaugurazione avvenuta nel 1996.
L’Amministrazione comunale nell’ambito della realizzazione della nuova biblioteca individuò uno spazio nei seminterrati del collegio ex Barnabiti che fu destinato alla sede museale.
Da allora l’Associazione si è spesa per sostenere il Museo e per dare nuove idee ed iniziative per il suo sviluppo.
Abbiamo pensato che fosse opportuno individuare dei settori specifici nel materiale a nostra disposizione per fare delle mostre temporanee a tema fisso corredate da pubblicazioni tematiche: questo per poter realizzare nel tempo una sorta di “raccolta” a dispense di tutto il materiale diviso per aree tematiche.

Foto presente nella mostra fotografica sui 25 anni di storia del Museo del Bijou

Per ora abbiamo già concretizzato due temi, “Il sacro indosso”, utilizzando parte del materiale religioso prodotto si è realizzata una mostra tematica con relativa pubblicazione.
Bisogna sapere che negli anni d’oro la produzione di materiale religioso rappresentò una parte cospicua della produzione di bijoux; potrei tranquillamente affermare che in quegli anni (’30 e ’40) non ci fu Santuario nel mondo che non vendesse materiale prodotto a Casalmaggiore!
E poi “La fabbrica dell’oro matto”, un’interessante mostra sulle macchine utilizzate per la produzione di bijoux. La pubblicazione che analizza le varie funzionalità e utilizzo delle macchine  è stata realizzato con il contributo del Cesa (Centro per la storia dell’Ateneo) del Politecnico di Milano.

D: Quali sono i progetti sui quali l’associazine sta lavorando?
L’associazione, ultimamente, ha vissuto un brutto momento: infatti nell’agosto 2010 ci ha lasciato il suo fondatore e Presidente da sempre, il dr. Francesco Zaffanella.
Ma, nel suo ricordo,  e per non lasciare cadere nel nulla l’Associazione nella quale aveva tanto creduto e aveva speso gran parte delle sue energie ci siamo rimboccati le maniche.
Recentemente abbiamo realizzato una mostra fotografica per festeggiare i 25 anni di fondazione dell’Associazione nella quale con 70 immagini ripercorriamo tutta la storia di questi nostri primi 25 anni.
Quanti ricordi, quanta nostalgia nel riscoprire l’entusiasmo che ci ha animato e che speriamo ci animi ancora per il futuro.
Grazie ad un rinnovato spirito di collaborazione con l’attuale Amministrazione comunale, l’Associazione sta ritrovando il suo ruolo e nuovo slancio per il futuro.
Per l’immediato abbiamo in cantiere  una mostra monografica su Paride Bini un insigne incisore, da anni scomparso,  che ha lasciato parecchio materiale sulle sue varie abilità artistiche nel campo specifico del bijou.
Vorremo realizzare un “mercatino del bijou” invitando operatori qualificati nel vintage e bijou d’epoca da tenersi due, tre volte all’anno negli spazi adiacenti al Museo.
Siamo intenzionati anche a proseguire nell’assistenza ai visitatori del Museo soprattutto per quanto riguarda l’attività didattica rivolta agli alunni delle scuole: questo è un campo di intervento molto felicemente sostenuto sia dall’attuale conservatore del Museo, Dott.ssa. Letizia Frigerio, sia dall’Assessorato alla cultura poichè hanno intuito che il Museo non può ridursi ad una mera esposizione di oggetti ma deve trovare nuovo impulso in attività “non tradizionali”.
Il lavoro non ci manca, l’entusiasmo neanche, speriamo di essere ancora utili al nostro caro Museo del Bijou di Casalmaggiore!

 

Un grazie sincero a Paolo Zani per questa intervista.

Per approfondimenti sul Museo del Bijou visitate il sito ufficiale .

Qui di seguito potete visionare un’intervista rilasciata da Paolo Zani per il TGR Prodotto Italia.

 

Erika Zacchello

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