Segnalazione d’Onore al Premio Firenze 2011 per il libro “Il bijou nel sogno americano”

il bijou nel sogno americano

 

 

 

 

 

 

 

Il libro il “Bijou nel sogno americano – cultura del gioiello non prezioso” edito da Albatros Il Filo ha ricevuto la segnalazione d’onore in occasione della XXIX Edizione del premio Firenze Europa del 2011, nella sezione Saggistica, con la seguente motivazione della giuria:

“La giovane autrice esamina in modo esauriente ed articolato un fenomeno di costume, non solo americano, che ha messo alla portata di tutte le donne il gioiello, pur se non prezioso.
Un fenomeno da vedersi nella prospettiva della “democratizzazione della moda”, che ha riguardato i cosmetici, l’abbigliamento e appunto i gioielli, complementi essenziali della bellezza femminile di ogni eta.
La Giuria del Premio Firenze”

E’ un piacere condicidere con voi questo traguardo.

 

Erika Zacchello

Per info: http://www.centrofirenzeuropa.it

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Il Libro Il Bijou nel Sogno Americano, oggi su La Stampa

Cari tutti,

oggi vi segnalo un interessante articolo dedicato alla spilla e al suo ritorno alla ribalta grazie alla luce dei riflettori più glam. Il pezzo è scritto dalla giornalista Roselina Salemi, esperta di Moda e Tendenze, ed è pubblicato oggi 5 dicembre 2012 su La Stampa.

Nell’articolo si parla anche del mio libro “Il bijou nel sogno americano” consigliato a chi vuole approfondire il mondo del vintage e dell’accessorio più versatile dello scrigno dei gioielli: la spilla.

Trovate l’articolo a questo Link e nella sezione STAMPA del blog.

Aspetto un vostro commento!

 

Erika

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Voglio una borsetta magica, la voglio firmata Whiting & Davis!

Oggi voglio raccontarti la storia di un accessorio unico nel suo genere: la borsa in tessuto mesh, una maglia metallica molto luminosa inventata alla fine dell’800 e diventata la firma distintiva di un marchio molto noto negli Stati Uniti: Whiting & Davis.

Queste borse hanno un fascino senza tempo, grazie alla luce che sprigionano con il movimento e alla sensazione tattile che si prova quando le si tengono in mano: si ha come la sensazione di poter afferrare l’acqua in tutta la sua sfuggevolezza.
Le borse e i porta monate Whiting & Davis diventano un accessorio immancabile per la donna di classe a partire dagli anni ’30 e rimarranno in voga sino agli anni ’50.
Borsette piccole, spesso da portare a mano, proprio come voleva Chanel: una piccola borsa dove poter far stare giusto l’indispensabile per una donna: la cipria ed il rossetto!
Negli anni ’40, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Whiting & Davis riconverte la propria produzione all’industria bellica dedicandosi alla creazione dei radar. Ma questo solo per poco. Dopo la fine della guerra la produzione torna a mettersi in moto. Più vigorosa che mai.
Le partnership come noti designer della moda, da Paul Poiret ad Elsa Schiapparelli, non si fermano alla creazione di borse. L’estro creativo, che ha vita negli uffici di New York e Chicago, crea gioielli dal fascino vintage propronendo un revival romantico che ci donerà splendidi bracciali con cammei.
Come esempio di questo mondo ti mostro oggi una pochette portamonte, perfettamente conservata e probabilmente mai utilizzata. Sta nel palmo della mano ed è dotata di una chiusura, e di una catenella con gancio tipica degli anni 40/50, che permetteva di allacciare il portamonete all’interno di una borsa più grande o, direttamente, alla cintura. Ogni pochette e borsa Whiting & Davis è dotata di un numero di serie e della firma al suo interno, incisa sul metallo.
Che ne pensi di questo genere di accessorio? Ne hai mai tenuta una tra le tue mani?
Ti piace questa borsetta e ne vorresti una uguale… clicca QUI!
E.Z.

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Lo stile Audrey Hepburn in un gioiello firmato Givenchy

Audrey Hepburn indossa un tubino firmato Givenchy. E' lei a lanciarne la moda sul set del film Colazione da Tiffany

Anno 1952, il designer Hubert de Givenchy fonda l’omonimo brand di moda.

Amatissimo dall’elegante Audrey Hepburn che decide di indossare durante le riprese del film Colazione da Tiffany il celebre tubino nero diventato poi, nel corso degli anni, il segno distintivo della maison Givenchy.
Un brand raffinato e di stile, in grado di creare l’immagine di una diva che trasmette quell’allure che ne ha creato il mito.
Negli anni ’60 non solo il tubino nero diventa un oggetto di culto ma, assieme ad esso, anche le perle che vengono utilizzate per creare collane, spille ed orecchini a clip.
La perla campagne, dal gusto elegante e principesco, è la perla prediletta da Givenchy che propone orecchini a lobo semplici ma di alto gusto.
Sempre per Audrey Hepburn, che spontanemente è diventata la testimonial del brand, Givenchy realizza il profumo L’interdit.
Negli stessi anni il designer lancia una linea di bijoux in grado di portare al di fuori della pellicola cinematografica e quindi nella vita reale, il fascino di immagini da sogno.
Sono gioielli lineari, mai esagerati, adatti ad un abito altrettanto lineare e sobrio. 

Orecchini con perle cabochon color champagne firmati Givenchy

Il colore prediletto del metallo è sicuramente il giallo che va a creare interessanti giochi di luce, ma non mancano gioielli in metallo bianco tempestati di strass. Peculiari della firma sono le catene, o cortissime aderenti al collo oppure lunghissime a chanel, con maglie larghe e nodi di dimensioni importanti.
E voi l’avete il vostro little black dress ed il votro gioiello firmato Givenchy per sentirvi una novella Audrey?

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La spilla a soggetto natalizio: l’Albero di Natale

Spilla ad Albero di Natale firmato JJ

Secondo la tradizione, l’Albero di Natale, vede la sua origine nel 1500 a Tallin, nel cuore di quelle che oggi sono le Repubbliche Baltiche.

Presto l’albero addobbato a festa diventa un simbolo protestante, molto sentito nella Germania luterana, ma presto anche nel resto d’Europa ed Oltreoceano.
Ed è proprio al di là dell’Oceano, negli Stati Uniti, che l’albero di Natale diventa, oltre che uno dei simboli ricorrenti per festeggiare la festa più sentita dell’anno, un gioiello da indossare.
A partire dagli anni ’40, la spilla a soggetto natalizio, diventa un must per tutte le donne americane.
Si tratta di un simbolo da indossare per manifestare la propria partecipazione ad una festa ma anche la propria appartenenza ad un gruppo, quello dei fedeli protestanti. Un gioiello che permette di esprimere una propria credenza ma che, allo stesso tempo, consente di riconoscersi l’un l’altra all’interno della comunità.
Presto la spilla a forma di albero diventa un oggetto da collezionare e, per i designer, una sfida alla personalizzazione sempre più originale e d’effetto.
Tutte le grandi firme della costume jewelry proporranno la propria visione di questo albero festoso.
Dagli anni ’40 agli anni ’60 vengono proposti ogni anno nuovi soggetti, con forme, tecniche e colori differenti (ma tutt’oggi, basti pensare che ogni anno Avon lancia una propria serie di alberelli-spilla di Natale, in edizione limitata da collezionare).
Sono celebri le spille di Stanley Hagler, che inizia la sua carriera con Miriam Haskell per poi fondare la sua azienda negli anno ’50 e che ci propone spille con pendenti in vetro di murano e madre perla; ma sono anche molto note le spille color ghiaccio di Eisenberg, così come quelle coloratissime e stilizzate in bachelite francese di Lea Stain, per avvicinarsi più a noi nel tempo.
Da lasciare senza fiato le creazioni natalizie di Larry Vbra, il designer di Brodway, noto per i suoi gioielli grandi, scenici ed opulenti, in grado di stupire sempre.
Assolutamente un must have la spilla di Natale Dodds, un marchio molto raro e ricercato tra i collezionisti di costume jewelry in quanto rimase in produzione solo per una decina di anni, tra gli anni ’50 e gli anni ’60.
Ma non possiamo dimenticare le classiche Trifari, gli alberelli Pell degli anni ’60 e riprodotti oggi con gli stampi originali e con gli stessi materiali dell’epoca.
Le spille firmate JJ ricche di ironia e di colore create da uno dei marchi americani più noti per le spille a soggetto.
Insomma, un albero di Natale da appuntare al bavero di una giacca non può mancare a nessuna donna nel periodo di Natale. La moda di questi fantasiosi oggetti è arrivata anche da noi tra coloro che amano i dettagli ed hanno un occhio attento per il vintage.
Hai voglia anche tu di una spilla di Natale?

Guarda qui!

 

E.Z.

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Gioielli in fibra di carbonio: l’altro volto del diamante

Il carbonio ed il diamante, due facce delle stesso elemento

Guardare al futuro a volte significa solamente tornare alle origini riscoprendo e reinterpretando. Partire dalla pietra più preziosa in assoluto, il diamante, e fare un passo indietro sino a raggiungere la sua essenza ancestrale: il carbonio.

Reinterpretare l’elemento chimico, forgiarlo e plasmarlo a propria immagine, un po’ come la natura ha fatto con il diamante e sentirsi creatori di materia, producendo forme essenziali, pulite ma potenti.

Airam è un po’ questo oltre che una giovane azienda nata nel territorio torinese, fucina di idee, in cui i fondatori razionalizzano le proprie intuizioni trasformandole in un’impresa.

Fabio Ramella e Carlo Pozzi, fondatori di Airam

Trasformare le passioni in un mestiere, l’arma vincente in un periodo in cui fare business per il solo scopo di guadagnare senza passione, non paga più. La passione per lo sky dive, porta Fabio Ramella e Carlo Pozzi realizzare, nel 1990, particolari in fibra di carbonio per le riprese video aeree.

E poi, da questa ricerca su materie prime di alta qualità, nasce la collezione di bracciali in carbonio e di cinture che sarà seguita da accessori sempre diversi quali piastrine, anelli e fibbie.

Piastrina in carbonio con finitura Python

Ma come nasce il bracciale in fibra di carbonio ideato da Fabio e Carlo?

Il procedimento utilizzato da Airam è un procedimento segreto e le sue fasi, nel dettaglio, non sono note, questo per proteggere una produzione che rischia di subire la copia. Mi è stato spiegato che la realizzazione avviene attraverso la sovrapposizione di 14 strati di fibra di carbonio, precedentemente impregnati di una particolare resina che è stata in precedenza accuratamente testata per evitare ogni tipo di reazione allergica al prodotto. Successivamente viene eliminata la resina in eccesso, attraverso una lavorazione manuale, che permette alla lucentezza del carbonio di essere visibile senza che si rendano necessarie verniciature; infatti tutti gli altri prodotti in fibra di carbonio vengono di norma verniciati ma questa operazione rende la superficie estremamente fragile agli urti e non permette alla fibra di essere visibile nella sua reale lucentezza.

Bracciali in fibra di carbonio nelle due texture proposte: (da sinistra verso destra) Silk e Python

In questo dettaglio sta l’originalità di Airam, la capacità di rendere la fibra di carbonio un qualcosa di desiderabile da indossare. Quando la vedi ti colpisce perché è leggera, liscia come la seta al tatto, lineare e con carattere.

Nel 2009 Airam incontra il designer Roberto Demeglio ed è così che, a sua volta, il diamante rincontra il carbonio regalandoci un gioiello premiato per il design con l’Oscar del Gioiello dalla Fiera di Las Vegas, Couture. Il virtuosismo dell’idea vuole uniti il platino con il diamante ed il carbonio che, una volta assemblati, ci donano il volto selvaggio di una Zebra.

Un gioiello che stupisce per la sua capacità evocativa, non solo dell’oggetto in sé, ma della scelta stessa dei materiali. E’ come se, il diamante, rincontrasse se stesso secoli prima, quando ancora non era gioco di luce.

Bracciale Zebra firmato Roberto Demeglio in platino e diamanti, realizzato su fibra di carbonio. Vincitore dell'Oscar del Gioiello 2009

Due realtà, quella giovane e aggressiva di Airam e quella lussuosa ed innovativa di Roberto Demeglio, che si incontrano e danno al pubblico un oggetto d’arte innovativo che ha ragion di esistere anche se non esistesse un mercato per acquistarlo.

Sarà questo il futuro del gioiello? In un mondo dove tutto è stato detto e dove il classico è già stato reinterpretato, forse non resta che unire più punti di vista per creare qualcosa di realmente nuovo.

E.Z.

 

Per approfondimenti e per acquisti on line: airam.it

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22 Novembre – Torino – Presentazione Libro “Il bijou nel sogno americano”‏

Cari tutti,

è con piacere che vi invito alla presentazione del mio libro “Il Bijou nel Sogno Americano – La cultura del gioiello non prezioso” che avrà luogo Martedì 22 Novembre alle ore 18.30 a Torino presso I Ronchi Verdi, di C.so Moncalieri 466/16.

A termine della conferenza, cocktail ed esposizione della nuova collezione di bijoux americani di Monica Griffa.


Spero davvero nella vostra partecipazione!

A presto,

Erika Zacchello

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Un anello. Una Margherita. Per Carolina di Monaco e per ogni donna

La margherita è forse il fiore il più semplice di tutti, e al tempo stesso il più significativo come simbolo dʼamore.

Lʼanello dedicato a Carolina di Monaco, che Roberto Demeglio ha consegnato personalmente alla Principessa il 1° ottobre 2011 al Grimaldi Forum, è una declinazione preziosa e hi-tech, realizzata in diamanti e oro rosa.

Ma cos’è Margherita?

Margherita è gioiello insolito che mi ha colpito subito per il suo carattere giocoso (presentato alla Fiera di Vicenza Choice a settembre 2011) in cui la corolla, montata su un cuscinetto a sfera, ruota sorprendentemente intorno al pistillo centrale, che poggia su un anello a quattro giri morbidi, a loro volta realizzati con microanellini dʼoro o dʼargento, creati e infilati a mano uno dopo lʼaltro.

anello margherita

L'anello Margherita in oro rosa e diamanti bianchi e neri del marchio D'O di Roberto Demeglio

Lʼoggetto è vivo, ricco di movimento e di scintille sfavillanti. Si indossa con naturalezza, è come un gioco.

La versione con i diamanti, assolutamente preziosa,  è solo una delle proposte del brand che ha lanciato sul mercato l’anello anche in una versione coloratissima in argento e smalti.

Ed è proprio il movimento ed il colore, trend dell’autunno-inverno 2011-2012 a fare da padrone nella colezione Margherita in argento: petali bianchi, rossi, neri e arcobaleno offrono una possibilità di scelta per ogni donna, un vezzo ed una coccola che ognuna può concedersi.

I petali del fiore si presentano in queste variati e propongono una versione più romantica per la donna che crede ancora nelle fiabe (con il colore bianco), una più chic e sinuosa, dedicata alla donna elegante e sofistica (con il colore nero), e ancora una versione più grintosa per la donna passionale (nella versione rossa) ed una versione allegra per la donna spensierata che ama giocare con la moda (nella versione arcobaleno).

E il pistillo del fiore? C’è un pistillo per ogni petalo! Argento 925, oro 18 kt, dimanti bianchi e neri… come scegliere? Sicuramente d’istinto e senza dover badare troppo al prezzo, l’anello Margherita ha infatti un prezzo per tutti, a partire da 390 Euro.

Io la mia l’ho già scelta: Arcobaleno, un colore per ogni giorno e per rendere più colorata la stagione grigia che sta per arrivare!

E tu, di che Margherita sei?

 

 

 

 

 

 

 

 

Per vedere come gira la Margherita vi segnalo lo spot TV!

Per info info@robertodemeglio.it

www.dogioielli.it

 

Erika Zacchello

 

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12 Ottobre 2011: storie di emigrazione e di ricongiungimenti

Il 12 Ottobre 2011, nella bellissima Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini a Roma, avrà luogo la conferenza “Emigrazioni e ricongiungimenti”. L’evento sarà collocato nel quadro delle celebrazioni per i 150 anni dell’Italia e sarà dedicata alle storie di milioni di italiani emigrati dall’Europa nelle americhe e, in particolar modo, negli Stati Uniti.

immigrati

Una famiglia di immigrati negli Stati Uniti guardano Lady LIberty da Ellis Island

Le grandi migrazioni di fine Ottocento ed inizio Novecento disegnano un’Italia d’oltreoceano che mantiene forti legami con la terra d’origine. Spesso gli emigranti italiani, uomini, donne e bambini, si trovano a dover affrontare nei Paesi di arrivo condizioni durissime e molti falliscono nella loro impresa. Ma molti no.
Molti infatti, riescono nella loro impresa e raggiungono il successo realizzando l’inseguito sogno americano mettendo, in ogni nuova avventura ed in ogni nuovo progetto, un po’ di quella italianità che ha contribuito oggi a creare nel mondo i il mito del gusto italiano.

Il mondo del gioiello e della bigiotteria americana è stato fortemente influenzato da questa italianità, dal gusto, dalle capacità manuali e dall’estro creativo che la caratterizza.

La conferenza del 12 Ottobre è il punto d’arrivo di un anno di attività svolte dai volontari dell’Associazione Culturale Passato e Presente e di studenti delle scuole medie che hanno svolto ricerche originali sull’emigazione locale.

L’invito che posso farvi è quello di partecipare a questo evento culturale per avere l’occasione di approfondire il tema dell’emigrazione e del ruolo dell’industria della costume jewelry come strumento per realizzare il sogno americano!

Per conoscere il programma dettagliato vi invito a scaricare il file qui.

Buona conferenza!

EZ

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Le foto dell’evento Bijoux Tricolori!

Cari amici,

come promesso di seguito condivido con voi le immagini dell’evento “Bijoux Tricolori” del 21 luglio tenutosi a Casalmaggiore (CR) durante il quale i bambini hanno creato con le loro mani gioielli realizzati con materiali riciclati!

Vi lascio a questo foto-post con la speranza che possa essere un incentivo ad organizzare altre attività istruttive e coinvolgenti come questa!

Grazie a Letizia Frigerio per aver condiviso con noi questa esperienza attraverso queste foto.

Alla prossima esperienza!

E.Z.

 

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