Cari tutti, è con piacere che vi invito alla presentazione del mio libro “Il Bijou nel Sogno Americano – La cultura del gioiello non prezioso” che avrà luogo Martedì 22 Novembre alle ore 18.30 a Torino presso I Ronchi Verdi, di C.so Moncalieri 466/16.
A termine della conferenza, cocktail ed esposizione della nuova collezione di bijoux americani di Monica Griffa. Spero davvero nella vostra partecipazione!
La margherita è forse il fiore il più semplice di tutti, e al tempo stesso il più significativo come simbolo dʼamore.
Lʼanello dedicato a Carolina di Monaco, che Roberto Demeglio ha consegnato personalmente alla Principessa il 1° ottobre 2011 al Grimaldi Forum, è una declinazione preziosa e hi-tech, realizzata in diamanti e oro rosa.
Ma cos’è Margherita?
Margherita è gioiello insolito che mi ha colpito subito per il suo carattere giocoso (presentato alla Fiera di Vicenza Choice a settembre 2011) in cui la corolla, montata su un cuscinetto a sfera, ruota sorprendentemente intorno al pistillo centrale, che poggia su un anello a quattro giri morbidi, a loro volta realizzati con microanellini dʼoro o dʼargento, creati e infilati a mano uno dopo lʼaltro.
L'anello Margherita in oro rosa e diamanti bianchi e neri del marchio D'O di Roberto Demeglio
Lʼoggetto è vivo, ricco di movimento e di scintille sfavillanti. Si indossa con naturalezza, è come un gioco.
La versione con i diamanti, assolutamente preziosa, è solo una delle proposte del brand che ha lanciato sul mercato l’anello anche in una versione coloratissima in argento e smalti.
Ed è proprio il movimento ed il colore, trend dell’autunno-inverno 2011-2012 a fare da padrone nella colezione Margherita in argento: petali bianchi, rossi, neri e arcobaleno offrono una possibilità di scelta per ogni donna, un vezzo ed una coccola che ognuna può concedersi.
I petali del fiore si presentano in queste variati e propongono una versione più romantica per la donna che crede ancora nelle fiabe (con il colore bianco), una più chic e sinuosa, dedicata alla donna elegante e sofistica (con il colore nero), e ancora una versione più grintosa per la donna passionale (nella versione rossa) ed una versione allegra per la donna spensierata che ama giocare con la moda (nella versione arcobaleno).
E il pistillo del fiore? C’è un pistillo per ogni petalo! Argento 925, oro 18 kt, dimanti bianchi e neri… come scegliere? Sicuramente d’istinto e senza dover badare troppo al prezzo, l’anello Margherita ha infatti un prezzo per tutti, a partire da 390 Euro.
Io la mia l’ho già scelta: Arcobaleno, un colore per ogni giorno e per rendere più colorata la stagione grigia che sta per arrivare!
E tu, di che Margherita sei?
Per vedere come gira la Margherita vi segnalo lo spot TV!
Il 12 Ottobre 2011, nella bellissima Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini a Roma, avrà luogo la conferenza “Emigrazioni e ricongiungimenti”. L’evento sarà collocato nel quadro delle celebrazioni per i 150 anni dell’Italia e sarà dedicata alle storie di milioni di italiani emigrati dall’Europa nelle americhe e, in particolar modo, negli Stati Uniti.
Una famiglia di immigrati negli Stati Uniti guardano Lady LIberty da Ellis Island
Le grandi migrazioni di fine Ottocento ed inizio Novecento disegnano un’Italia d’oltreoceano che mantiene forti legami con la terra d’origine. Spesso gli emigranti italiani, uomini, donne e bambini, si trovano a dover affrontare nei Paesi di arrivo condizioni durissime e molti falliscono nella loro impresa. Ma molti no.
Molti infatti, riescono nella loro impresa e raggiungono il successo realizzando l’inseguito sogno americano mettendo, in ogni nuova avventura ed in ogni nuovo progetto, un po’ di quella italianità che ha contribuito oggi a creare nel mondo i il mito del gusto italiano.
Il mondo del gioiello e della bigiotteria americana è stato fortemente influenzato da questa italianità, dal gusto, dalle capacità manuali e dall’estro creativo che la caratterizza.
La conferenza del 12 Ottobre è il punto d’arrivo di un anno di attività svolte dai volontari dell’Associazione Culturale Passato e Presente e di studenti delle scuole medie che hanno svolto ricerche originali sull’emigazione locale.
L’invito che posso farvi è quello di partecipare a questo evento culturale per avere l’occasione di approfondire il tema dell’emigrazione e del ruolo dell’industria della costume jewelry come strumento per realizzare il sogno americano!
Per conoscere il programma dettagliato vi invito a scaricare il file qui.
come promesso di seguito condivido con voi le immagini dell’evento “Bijoux Tricolori” del 21 luglio tenutosi a Casalmaggiore (CR) durante il quale i bambini hanno creato con le loro mani gioielli realizzati con materiali riciclati!
Vi lascio a questo foto-post con la speranza che possa essere un incentivo ad organizzare altre attività istruttive e coinvolgenti come questa!
Grazie a Letizia Frigerio per aver condiviso con noi questa esperienza attraverso queste foto.
Viene qui riportata la pagina, risalente agli anni Sessanta, di una Signet, la newsletter informativa inviata dall’azienda alle Fashion Show Director - che si occupavano di vendere a domicilio i bijoux firmati Sarah Coventry - nella quale vengono spiegate le diverse possibilità di utilizzo dei gioielli commercializzati
Negli anni ’50 s’incrementa la vendita dei bijoux nei grandi magazzini a prezzi concorrenziali ma quella che letteralmente spopola è la moda degli home party, lanciata nel 1949 dalla Emmons, che 2 anni dopo prenderà il nome Sarah Coventry.
In 20 anni verranno venduti più di 100.000.000 pezzi, grazie anche alle dimostratrici che, creando un momento di socializzazione direttamente nelle case delle clienti, porteranno la donna a diventare fondamentale in ogni fase della collocazione del prodotto sul mercato.
Tutti gli eventi rilevanti, ad esempio il primo lancio spaziale, offrono spunti ai produttori di bijoux e la plastica farà da regina in questo periodo.
Anche in Italia il bijou di fantasia inizierà a fare il suo ingresso, visto soprattutto come oggetto di lusso in correlazione con l’alta moda; sarà infatti questo il motivo, più che la maggiore autonomia sociale ed economica della donna, a far sì che i gioielli di fantasia non vengano più considerati semplici “falsi”, sicché anche in Italia si comincerà a superare il borghese mito dell’oro.
Siamo giunti agli anni ’60 il decennio dei grandi cambiamenti, della pillola e della minigonna, del baby doll e dell’unisex in cui gli abiti da uomo e da donna sono molto simili tra loro; è il decennio dei Beatles e della Pop Art di Andy Warhol che dedicherà nelle sue opere molto spazio al concetto e al valore di “falso”; molti artisti oltre a Warhol – ad esempio Dalì - si cimenteranno nella creazione dell’arte in forma di gioiello e l’ultimo dei grandi disegnatori di bijoux americani, Kenneth Jay Lanesarà negli anni ’70 incoronato re indiscusso di quei multipli che la Pop Art aveva insegnato a considerare non solo una ripetizione dello stesso soggetto, ma un modo per far arrivare l’idea dell’artista al maggior numero di persone possibile.
Kenneth Jay Lane, il Re del Falso
Nel decennio seguente, gli anni ’70, saranno invece predominanti il richiamo ad una vita più semplice, gli abiti in spandex, i simboli della pace e l’attrazione per l’oriente.
In questo periodo l’industria del gioiello vede un calo di produzione. Cosi come nel periodo della crisi economica degli anni ’40 I bijoux non sono visti di buon occhio ad eccezione degli orecchini molto grandi e dei pendenti con simboli naturali. I temi ricorrenti negli accessori sono principalmente tre e si sono sostanzialmente susseguiti cronologicamente: gli elementi di richiamo alla cultura indiana, soprattutto a cavallo degli anni ’60 e ‘70, i motivi floreali, presenti in tutta la moda dell’epoca, arrivatici direttamente dai movimenti hippy della flower power e le linee geometriche. I materiali utilizzati sono poveri oltre che intrinsecamente anche nell’aspetto: fili metallici intrecciati tra loro, stoffa, perline e piccoli ciondoli in materiali plastici vanno a creare lunghe collane, bracciali indossati indistintamente da uomini e donne, grandi ed appariscenti orecchini.
L'artista Madonna, icona della moda anni '80
Nei primi anni ‘80 è influente lo strascico del fenomeno punk nato alla fine degli anni ’70. E’ il periodo dell’esagerazione, dei grandi gioielli vistosi, dei tessuti laminati e della voglia di mostrare opulenza a tutti i costi, è il periodo dei colori sgargianti, come il fucsia, il giallo e il blu elettrico, del trucco vistoso.
Si dice che negli anni ’80 il gioiello abbia perso la qualità nel design e nei materiali rispetto ai decenni precedenti… e tu che ne pensi? Provi nostalgia per la moda degli anni Ottanta o per te è solo un terribile ricordo?
Raccontaci il tuo “sentimento” per questo decennio!
Quella degli anni Quaranta è la decade del secondo grande conflitto mondiale prima della ricostruzione.
Nella prima metà del decennio la realtà della propaganda degli USA serve per diffondere il senso di necessità di sforzo economico in favore dell’impresa bellica. Fiorisce una vasta pubblicistica di pin up, le cui immagini dovevano servire a sollevare il morale dei giovani militari.
Si diffondono i gioielli patriottici che erano indossati da chi voleva augurare ai soldati buona fortuna. A causa di un decreto presidenziale che vietava l’uso di materiali utili a scopi bellici, erano fatti con materiali facilmente reperibili e più disparati come rafia, legno, resine e, per la produzione più raffinata, sterling, ovvero argento 925.
Sarà in questo decennio che la creatività dei disengatori americani regalerà i bijoux più originali.
Negli anni della guerra l’impossibilità di importare da Parigi, allora Nazione della moda, modelli di abiti e gioielli, darà l’impulso alla creatività dei disegnatori americani, anche se il razionamento dei tessuti farà si che gli abiti femminili siano molto simili all’abbigliamento militare: gonne dritte e sotto il ginocchio, giacche corte, borse a cartella.
In Italia, per quanto riguarda gli abiti, ci sarà in continuazione il tentativo di appropriarsi di bozzetti parigini, in quanto le donne non accetteranno mai di non vestire alla francese, pratica sanzionata dal regime che inizierà a porre un marchio di qualità sugli abiti che devono rispecchiare lo stile fascita.
In questo periodo diversi creatori cercano rifugio negli Stati Uniti e molti di loro riprenderanno la produzione dopo la guerra.
Nel 1946 si inizia a fare sistematicamente pubblicità su autorevoli riviste del settore come Vogue.
Nel 1947 nasce il new look di Christian Dior (caratterizzato da lunghe gonne con larghe crinoline, tacchi alti e spalle
Christian Dior e il suo new look
imbottite) che crea grande shock nella moda ma anche nella società, tanto da non essere inizialmente gradito e accettato.
Dopo il grigiore degli anni ’40 c’è la voglia di colore. Con la fine della guerra le tecniche e i materiali dell’industria bellica vengono usati per produrre anche accessori per la casa (vinile, formica ecc…). La nascita delle stoffe nuove e la più diffusa possibilità di avere una lavatrice, permettono a quasi tutti di avere vestiti puliti.
E’ il decennio del rock ‘n roll, dei blue jeans e della Barbie.
Il cambio della moda rende necessari nuovi modelli di bijoux, che ora non solo sono socialmente accettati ma diventano un accessorio chic, tanto da essere scelti da Mamie Eisenhower che, nel 1953 per il ballo di inaugurazione della presidenza del marito, commissionò a Trifari la creazione di una parure da abbinare al suo vestito.
Grazie alle migliorate condizioni economiche diventa possibile invitare amici e conoscenti a cena o per il cocktail, cogliendo così l’occasione per indossare su semplici vestiti neri, appariscenti gioielli, soprattutto anelli, detti appunto anelli cocktail.
Un gioiello dall’indiscusso fascino oggi tornato di gran moda come lo stile degli anni Quaranta!
Bambini, spirito patriottico e coscienza ecologista: tre elementi apparentemente così distanti ed invece così vicini oggi, o meglio, lo saranno giovedì 21 luglio, dalle ore 21 presso la sala didattica del Museo del Bijou di Casalmaggiore.
La serata organizzata dal museo della provincia di Cremona sarà dedicata ai bambini e il suo tema sarà “Bijoux Tricolori“. Si tratta di un’occasione offerta ai piccoli creativi per produrre gioielli che porteranno i tre colori della bandiera italiana e che verranno creati rigorosamente in materiale non prezioso e, soprattutto, riciclato!
Con il supporto delle operatrici museali o semplicemente della loro fantasia, bambine e bambini daranno vita ad originali oggetti d’ornamento da indossare, regalare alle proprie mamme e agli amici.
Un’occasione per vivere il museo e per dare vita alla propria creatività.
Questa iniziativa è uno stimolo a parteciparvi con i propri figli per chi potrà ma, anche, uno stimolo per le realtà museali di tutto il territorio italiano e, allo stesso tempo, per i genitori di ragazzi creativi che potranno interrogarsi sulla possibilità di incoraggiare il proprio figlio a dedicarsi ad un’attività in cui produrre qualocsa con le proprie mani.
Carrozzina Inglesina tricolore... i bambini che parteciperanno alla serata di Casalmaggiore saranno sicuramente meno piccoli!
In un’epoca in cui vige il consumismo ma anche il recupero del vintage ed è viva la voglia di progresso ma con un forte attaccamento alle proprie radici, è bello vedere come dei bambini possano sperimentare tutto questo ed imparare a conoscerlo attraverso un bijou che, non a caso anche questa volta, si fa portatore di valori: creatività, impegno verso l’ambiente ed amore per la propria terra d’origine che quest’anno viene celebrata.
Per chi volesse vivere questa esperienza l’appuntamento è per giovedì 21 luglio alle 21.30 presso il Museo del Bijou di Casalmaggiore (per info Dott.ssa Letizia Frigerio 0375.284423).
oggi ho il piacere di mostrarvi questa foto inviatami da Stefania Durbano, premiata per il suo Punto di Vintage, con il suo nuovo bijou: un medaglione floreale, risalente agli anni ’30 creato in celluloide lavorata, sorretto da una catena dorata.
Stefania Durbano, premiata per il suo Punto di Vintage, indossa il suo nuovo bijou!
Spero che questo incontro possa essere l’inizo di un nuovo amore tra Stefania ed il suo gioiello.
alcune settimane fa, annunciandovi la presentazione del mio libro, ho avuto l’occasione di parlarvi del Museo del Bijou di Casalmaggiore. Avendo ricevuto diverse email in cui mi sono state richieste alcune informazioni in più relativamente a questa realtà, ho deciso di intervistare Paolo Zani, il pesidente dell’associazione Amici del Museo del Bijou di Casalmaggiore, al fine di poter soddisfare la vostra curiosità e il vostro interesse.
Intanto ringrazio Paolo Zani per questa interessante intervista, ricca di informazioni e di curiosità, e vi auguro una buona lettura!
Erika
D: Dott. Zani, in veste di presidente dell’associazione, può raccontarci quando, come nasce e di cosa si occupa l’Associazione amici del museo del bijou di Casalmaggiore?
L’Associazione “Amici del Museo del bijou di Casalmaggiore” nasce per felice intuizione del suo fondatore, dr. Francesco Zaffanella, il sette novembre 1986 con atto notarile. I soci fondatori furono nove.
L’Associazione, come recita l’atto fondativo, senza finalità di lucro si propone di perseguire diversi scopi, tra cui raccogliere e valorizzare oggetti di oreficeria in metallo non prezioso, medaglie, occhiali, monili vari ecc., materiale fotografico e documentale, macchinari ed attrezzi da lavoro provenienti da industrie locali e non locali produttrici di questi oggetti; promuovere attività di carattere culturale ed informativo al fine di contribuire alla ricerca scientifica, storica ed artistica nei diversi settori di competenza del Museo; adottare iniziative di carattere didattico per creare le condizioni favorevoli alla rinascita dell’industria orafa nel Comune di Casalmaggiore.
D: Può raccontarci qualche aneddoto sulla nascita del museo del bijou?
Il Museo, come spesso accade, nasce del tutto casualmente. Bisogna precisare che l’azienda, la F.I.R., che produsse per parecchi decenni bigiotteria, esiste ancora oggi nonostante abbia diversificato e abbandonato questo tipo di produzione.
Nei primissimi anni ’80 del secolo scorso, alcuni operai ancora dipendenti della F.I.R. che avevano lavorato anche alla produzione di bigiotteria, vengono a conoscenza del fatto che l’azienda, dovendo recuperare degli spazi inutilizzati e adibiti a temporaneo deposito dei “vecchi” campionari del bijou, intende disfarsi del materiale rimasto vendendo il tutto, per pochi spiccioli, ad un rigattiere di Parma.
La sensibilità di questi due operai, Miro Lanzoni e Giovanni Moreschi, che avevano intuito la grave perdita per tutta la comunità di Casalmaggiore, fece sì che della cosa venissi a conoscenza io direttamente; allora ero sindacalista nella zona casalasca e seguivo le vicende di quest’azienda.
Una sera vedo arrivare nel mio ufficio Miro e Giovanni che, un po’ agitati, mi informano delle intenzioni dell’azienda e mi chiedono se sia possibile fare qualcosa.
Immediatamente presi contatto con l’allora Sindaco, Antonio Gardani anch’egli ex dipendente F.I.R. e persona sensibile alla storia locale che, informato del fatto, si mise in contatto con l’amministratore delegato dell’azienda, Carlo Bergamaschi, per bloccare l’operazione.
Nei giorni seguenti tutto il materiale veniva ceduto al Comune di Casalmaggiore con l’impegno di liberare al più presto i locali dove il materiale era immagazzinato.
Fisicamente, siamo andati personalmente a ritirare il tutto, non dico in che condizioni era il materiale, e l’abbiamo portato in un’aula dell’ex liceo che ci era stata messa a disposizione dal Sindaco.
Un'immagine del "Fabbricone"
A questo punto veniva il bello! che fare?
La prima idea fu quella di ordinare e conservare la raccolta ma, con il passare del tempo, acquisite diverse macchine, attrezzi da lavoro, stampi e documenti, si passò a progettare non una semplice raccolta o museo aziendale ma un museo archeologico – industriale anche se di limitate dimensioni ed estremamente specializzato.
Mi piace qui ricordare la figura del compianto dr. Zaffanella che con metodo, pazienza e precisione passò dall’idea al progetto.
D: In che modo si passò dall’idea al progetto?
Innanzitutto prendendo contatti con il prof. Sergio Coradeschi del Politecnico di Milano che una volta visionato il materiale ci incoraggiò a continuare nell’impresa, poi tenendo contatti con il settore musei della Regione Lombardia nella persona del dr. Alberto Garlandini che, di fatto, intuendo l’importanza dell’iniziativa, ci legittimò.
A questo punto avuta “la benedizione” dei tecnici e dei “politici” si trattava di partire concretamente.
L’amministrazione comunale deliberò la costituzione del Museo del Bijou di Casalmaggiore e all’Associazione toccò di fatto l’onore e l’onere di realizzarlo.
C’era da inventare tutto: dalla pulizia degli oggetti, dal colore delle cartelle sulle quali collocarli, dal restauro delle macchine e qui mi viene in mente una accesa discussione sul come riverniciare le macchine.
Si trattava di decidere se utilizzare il “grigio” piuttosto che il “verde” macchina, perché abbiamo scoperto che ogni epoca aveva il suo colore di adozione…e poi, la vernice, doveva essere “liscia” o “martellata”? Le macchine andavano restaurate di tutto punto o lasciate con i segni dell’usura e del tempo?
Ovviamente senza l’aiuto di nessuno perché, al proposito, le scuole di pensiero si sprecavano.
Non posso, qui, dimenticare anche l’importanza del lavoro di due ex operarie della F.I.R., due sorelle dai nomi vagamente da “romanzo d’appendice”, Sebastiana ed Artemisia che fisicamente si assunsero l’onere di riportare su cartelle nuove tutto il materiale, da loro stesse, debitamente ripulito.
La cosa curiosa è che, queste due splendide signore, avendo lavorato nel settore campionatura della F.I.R. ricordavano ancora la disposizione degli oggetti ed anche la loro presunta datazione e quindi riuscirono a ricostruire, nella gran parte dei casi, le cartelle così come erano originariamente.
Nel 1989 si realizzò la prima uscita pubblica con la mostra ” Il Museo del bijou di Casalmaggiore -Dall’idea al progetto”, una mostra in cui si presentava l’iniziativa ed alcuni oggetti, macchine restaurate e strumenti di lavoro oltre a documentazione cartacea e fotografica d’archivio.
Fu un enorme successo perché, c’è da dire, che la produzione di bijoux interessò la nostra comunità per più di settant’anni e nei tempi d’oro occupò fino a 600 dipendenti. Si può dire che non ci fu una sola famiglia di Casalmaggiore che non fosse direttamente o per indotto interessata alla produzione di bijoux.
Spille a fiore esposte al Museo del Bijou di Casalmaggiore
Si può tranquillamente affermare che il “Fabbricone”, come confidenzialmente viene ancor oggi definita la fabbrica, ha rappresentato per anni una delle poche risorse del territorio.
La cosa veramente bella e curiosa era vedere anziani ex operai ed operaie, davanti ad una gigantografia che riproduceva le maestranze negli anni ’30, riconoscersi e riconoscere vecchi compagni di lavoro: quanti commenti, quanti ricordi, quanti pettegolezzi ormai destinati all’oblio.
Capimmo subito che noi e l’Amministrazione comunale avevamo visto giusto: l’idea del Museo era piaciuta perché fortemente radicata nel territorio.
Sulla scorta di questa iniziativa si riuscì a recuperare altro materiale, anche da privati, per l’allestimento del Museo.
Anche ditte esterne ci fecero dono dei loro campionari, di macchine e di strumenti da lavoro.
D: Nel suo racconto si sente molta partecipazione e passione. Come si diventa soci dell’associazione qualora si volesse condividere con voi tutto questo?
Molto semplicemente facendo una richiesta o dimostrando l’interesse concreto alle nostre iniziative.
D: Quali iniziative sono state promosse e portate avanti dall’associazione?
Innanzitutto il recupero e la valorizzazione del materiale museale e poi la sua catalogazione fotografica mediante foto con negativi di alta qualità visto che allora non c’era ancora la tecnologia digitale, per poter permettere agli studiosi di consultare tutto il materiale comodamente. I pezzi singoli conservati nel museo sono più di ventimila quindi non facilmente accessibili.
Poi la realizzazione del Museo: il sogno si è realizzato con l’inaugurazione avvenuta nel 1996.
L’Amministrazione comunale nell’ambito della realizzazione della nuova biblioteca individuò uno spazio nei seminterrati del collegio ex Barnabiti che fu destinato alla sede museale.
Da allora l’Associazione si è spesa per sostenere il Museo e per dare nuove idee ed iniziative per il suo sviluppo.
Abbiamo pensato che fosse opportuno individuare dei settori specifici nel materiale a nostra disposizione per fare delle mostre temporanee a tema fisso corredate da pubblicazioni tematiche: questo per poter realizzare nel tempo una sorta di “raccolta” a dispense di tutto il materiale diviso per aree tematiche.
Foto presente nella mostra fotografica sui 25 anni di storia del Museo del Bijou
Per ora abbiamo già concretizzato due temi, “Il sacro indosso”, utilizzando parte del materiale religioso prodotto si è realizzata una mostra tematica con relativa pubblicazione.
Bisogna sapere che negli anni d’oro la produzione di materiale religioso rappresentò una parte cospicua della produzione di bijoux; potrei tranquillamente affermare che in quegli anni (’30 e ’40) non ci fu Santuario nel mondo che non vendesse materiale prodotto a Casalmaggiore!
E poi “La fabbrica dell’oro matto”, un’interessante mostra sulle macchine utilizzate per la produzione di bijoux. La pubblicazione che analizza le varie funzionalità e utilizzo delle macchine è stata realizzato con il contributo del Cesa (Centro per la storia dell’Ateneo) del Politecnico di Milano.
D: Quali sono i progetti sui quali l’associazine sta lavorando?
L’associazione, ultimamente, ha vissuto un brutto momento: infatti nell’agosto 2010 ci ha lasciato il suo fondatore e Presidente da sempre, il dr. Francesco Zaffanella.
Ma, nel suo ricordo, e per non lasciare cadere nel nulla l’Associazione nella quale aveva tanto creduto e aveva speso gran parte delle sue energie ci siamo rimboccati le maniche.
Recentemente abbiamo realizzato una mostra fotografica per festeggiare i 25 anni di fondazione dell’Associazione nella quale con 70 immagini ripercorriamo tutta la storia di questi nostri primi 25 anni.
Quanti ricordi, quanta nostalgia nel riscoprire l’entusiasmo che ci ha animato e che speriamo ci animi ancora per il futuro.
Grazie ad un rinnovato spirito di collaborazione con l’attuale Amministrazione comunale, l’Associazione sta ritrovando il suo ruolo e nuovo slancio per il futuro.
Per l’immediato abbiamo in cantiere una mostra monografica su Paride Bini un insigne incisore, da anni scomparso, che ha lasciato parecchio materiale sulle sue varie abilità artistiche nel campo specifico del bijou.
Vorremo realizzare un “mercatino del bijou” invitando operatori qualificati nel vintage e bijou d’epoca da tenersi due, tre volte all’anno negli spazi adiacenti al Museo.
Siamo intenzionati anche a proseguire nell’assistenza ai visitatori del Museo soprattutto per quanto riguarda l’attività didattica rivolta agli alunni delle scuole: questo è un campo di intervento molto felicemente sostenuto sia dall’attuale conservatore del Museo, Dott.ssa. Letizia Frigerio, sia dall’Assessorato alla cultura poichè hanno intuito che il Museo non può ridursi ad una mera esposizione di oggetti ma deve trovare nuovo impulso in attività “non tradizionali”.
Il lavoro non ci manca, l’entusiasmo neanche, speriamo di essere ancora utili al nostro caro Museo del Bijou di Casalmaggiore!
Un grazie sincero a Paolo Zani per questa intervista.
Per approfondimenti sul Museo del Bijou visitate il sito ufficiale .
Qui di seguito potete visionare un’intervista rilasciata da Paolo Zani per il TGR Prodotto Italia.
Carissimi amici ed amiche, grazie davvero tantissimo per la partecipazione e l’entusiasmo con il quale avete accolto la mia proposta di raccontarmi il vostro Punto di Vintage!
Sono davvero rimasta colpita da molte delle vostre frasi e per me è stato molto difficile scegliere la più significativa tra tutte.
Sono stata colpita dalla vostra poesia e dalla capacità di raccontare le vostre emozioni in poche frasi accostando parole evocative.
La poesia di Flavia e di Fleurette, la concretezza di Hervè, il racconto coinvolgente di Erica ma anche l’ironia di Raffaella e i riferimenti di Renata ed Elisabetta. E questo è solo per citarne alcune, senza escluderne nessuna.
Tra tutte però, dopo averle rilette decine e decine di volte, arrivando davvero a farle mie, mi ha colpito molto la sintesi fortemente espressiva di una, ovvero quella di Stefania Durbano che dice: “Il vintage è come la vita: accade che ci si debba lasciare accarezzare dalle cose e dagli eventi belli del passato per gioire dolcemente del presente”.
Di questa frase mi ha colpita la poesia che è in grado di proiettarci da passato al presente attraverso una carezza, una coccala, un realo a noi stesse.
Condividuo questa idea del vintage. Un regalo che arriva dal passato, rimane in vita e ci fa del bene nel presente, un po’ come dovrebbe essere la vita in cui il presente è una conseguenza di ciò che siamo stati. Io vorrei che il vintage fosse questo!
Per questo motivo ho deciso di premiare questo pensiero con un bijou, vintage, direttamente dal passato in questo presente!
Ma voglio premiare tutti coloro che hanno lasciato il loro pensiero con un regalo che manderò nelle vostre email (chi non l’avesse lasciata perfavore mi contatti in privato al mio indirizzo email erika_zak@hotmail.com): spero possa essere un regalo gradito!
Grazie per avere condiviso.
Alla base del vintage c’è la condivisione di un oggetto e di una emozione. Nel tempo.