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Approfondimento: le origini di Madre Natura

Dopo il post su Madre Natura di alcuni giorni fa, ho ricevuto via mail diversi commenti positivi e richieste di approfondimento (ebbene sì, alcuni lettori di questo blog sono un po’ timidi ma molto interessati e attivi! 🙂 ).

Per questo motivo ho chiesto a Daniele Fantin, colui che ha realizzato il sogno di rendere eterni i fiori, di raccontarci con tutta la passione che lo contraddistingue, come è nato il suo progetto.

Ecco la sua storia.

Buona lettura!

“Era una fresca e serena mattina d’estate, l’erba sotto i miei piedi ancora bagnata di rugiada mi faceva correre piĂą piano del solito, le montagne davanti a me risaltavano in tutta la loro bellezza mentre il sole giĂ  riusciva con il suo calore a far risplendere in uno straordinario spettacolo di colori una quantitĂ  infinita di fiori.

Di fronte a una situazione così gradevole, la domanda che mi ponevo era sempre la stessa: riuscire a cristallizzare per sempre in un modo oggettivo quell’immagine, avendo la consapevolezza di poter ingannare il tempo.

In fondo l’uomo può vivere il tempo in tridimensione avendo una coscienza che è fatta di presente , di aspettative e di ricordi, a differenza del tempo che è solo presente in grado ad esempio di trasformare un pezzo di legno in polvere e mai il contrario.

Noi  possiamo vivere lungo un asse immaginario che va dal passato al futuro, dunque sarebbe meglio vivere il proprio tempo come un’opportunità e non come una rincorsa.

Ecco perché la volontà di trasformare la materia organica di un fiore in un cristallo di metallo prezioso che possa così ingannare l’orologio e regalare, mi auguro, del tempo per ammirare, ricordare e sperare.

Viviamo dunque la vita con un ritmo scandito dal cuore e non dal tempo.

Dal 1985 ho iniziato i miei esperimenti utilizzando la tecnica della cera persa (dove la cera era rappresentata dal fiore). All’ inizio ho avuto tanti insuccessi, ma con il passare del tempo ho perfezionato il metodo di lavoro ottenendo così il risultato voluto. In particolare mi ricordo che nel 1988 ho provato a esasperare le capacità di una nuova macchina da fusione (centrifuga sottovuoto) provando  a fondere direttamente un fiore molto grosso appena raccolto utilizzando come canale di colata semplicemente lo stelo del fiore stesso. Il risultato è stato straordinario e un ingegnere della ditta produttrice dell’ apparecchio, visto ciò che avevo realizzato, lo volle in cambio di un assegno senza importo.

Da quel giorno capii che avevo suscitato stupore, come nei bambini, generando così gioia e desiderio. Gli esperimenti si susseguirono negli anni e gli oggetti che creavo e regalavo mi dimostravano ogni volta che suscitavano nelle persone particolari emozioni.”

 

 

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Visto al Macef. I gioielli-scultura di Anna Maria Cardillo

Oggi voglio farvi conoscere un’altra designer scoperta al Macef, Anna Maria Cardillo: architetto e designer pugliese, realizza gioielli con un forte carattere mediante l’utilizzo di forme e linee molto semplici – il cerchio è centrale nell’ultima collezione – che abbinate tra loro creano risultati sorprendenti. Le sue creazioni sono il risultato di un’attenta ricerca e si presentano a chi li osserva come delle vere e proprie sculture con un equilibro perfetto tra colore, forma e dimensione.

In questa intervista Anna Maria Cardillo ci introduce nel suo mondo e nel suo modo di intendere il gioiello, presentandoci la collezione MA_SAI.

EZ: Anna Maria, i tuoi gioielli sono molto d’impatto, oserei definirli gioielli-scultura. Quanto influisce la tua formazione nel processo creativo? Qual è la tua visione del rapporto tra colore, volumi e forme?

AMC: La mia formazione di architetto influisce molto sul mio quotidiano; la capacità e l’avida curiosità mi portano poi spesso a voler modificare quasi ogni cosa, per cui la mia mente spazia dagli oggetti di uso comune a quelli più specificatamente legati alla decorazione personale. Il mio rapporto con il gioiello è inteso in una visione più ampia, per me il gioiello è un oggetto intimo con il quale ci si deve relazionare in maniera attiva e consapevole, è un oggetto che può far cambiare l’idea stessa della nostra persona, è un oggetto con il quale si interagisce modificandolo e grazie al quale anche il significato di come mostrare il nostro corpo può cambiare. La combinazione tra i volumi e le forme è fondamentale in questo tipo di processo creativo. Il rapporto con il colore invece è puro istinto, gli abbinamenti che vedete nei miei gioielli, se non sono dettati dal colore insito del materiale che utilizzo, sono decisi in maniera del tutto istintuale.

EZ: Mi interessa capire come nasce un tuo gioiello; solitamente la scintilla creativa come arriva? Prendi spunto dai materiali, parti da un concept astratto che sviluppi oppure quale strada segui?

AMC: Per me, come per tanti designer, non c’è una regola, ma l’esperienza mi ha portato ad aver acquisito un metodo, quindi parto dal concept, che spesso è il frutto di “immagini visionarie” che con il tempo vengono metabolizzate per poi passare alla realizzazione del prototipo, soprattutto se sono creazioni importanti, nella forma e dimensione, per cui studio l’indossabilità, l’ergonomicità, la leggerezza, e altri requisiti che possano caratterizzare nella forma e nell’uso l’oggetto. Lo studio dei materiali e su come questi possano delineare l’assetto cromatico e materico del gioiello è importante per la realizzazione stessa del pezzo.

EZ: Da dove hai tratto l’ispirazione per la nuova collezione MA_SAI? Nome e stile hanno un sapore molto etnico e sicuramente non è un caso.

AMC: Le donne Masai mi hanno sempre incuriosita, per la loro naturale e straordinaria capacità di adornarsi con estrema eleganza ed è molto affascinante la capacità di queste donne, se vogliamo “primitive”, di avere una forte e più che mai attuale connotazione semiotica. Il fascino dei colori e delle forme dei collari delle donne Masai ha ispirato questa collezione con una reinterpretazione personale, esasperandone il minimalismo nel concept cromatico e formale. Il nome “MA_SAI” (scritto con il trattino basso a separare la congiunzione dal verbo) è un tentativo per allontanare il gioiello da un significato specificatamente etnico…spero solo di esserci riuscita!

EZ: Potresti tracciare il ritratto della donna-tipo indosso alla quale immagini i tuoi gioielli?

AMC: Una donna coraggiosa, libera e auto ironica, leggera ma non fragile, sempre attenta al presente e alle novitĂ  ma senza dimenticare le tradizioni.

 

Per maggiori informazioni su Anna Maria Cardillo:

website  www.amcardillo.com

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Erika Zacchello

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Visto al Macef. I gioielli Fiber Art di Silvia Beccaria.

Fiber Art. Una produzione artistica caratterizzata dall’impiego delle fibre naturali o artificiali rivisitate e  reinterpretate  in chiave personale e contemporanea.

Ed è questa l’arte della designer torinese Silvia Beccaria che, da quasi vent’anni, ricerca e crea estendendo il concetto di “fibra” a materiali inusuali – e non solamente a quelli tessili – quali ad esempio pvc, gomma, plastica, lattice e poliuretano.
Le reinterpretazione di materie prime industriali anonime, e non riciclate, ci regala oggetti scenici e d’impatto, proprio come i bijoux presentati da Silvia durante l’ultima edizione del Macef conclusasi domenica 27 gennaio.

I gioielli proposti sono fondamentalmente gorgiere che celebrano gli sfarzi cinquecenteschi del Rinascimento.

Il lavoro artigianale che ne è alla base consiste nella rivisitazione dell’intreccio manuale, filo dopo filo, di materiali che possono essere accomunati tra loro solamente per la loro “tessibilità”.

L’originalità sta, a mio giudizio, nell’utilizzo di materie flessibili e di colorazioni insolite, dove le trasparenze e il fluo si fondono, per creare degli oggetti prodotti mediante una tecnica antica, quella della tessitura manuale.


Ed è grazie alla contaminazione di passato e futuro che questi gioielli ci fanno assaporare un gusto tanto retrò quanto contemporaneo ed hi-tech.
I gioielli dello Studio Filarte di Silvia non sono solo gioielli. Sono sculture tanto leggere dal punto di vista materico quanto importanti nel loro carattere.
Sono oggetti che parlano di loro stessi senza bisogno che qualcun altro ne parli, obbiettivo non facile da raggiungere, a meno che non si sia così: evocativi, iconici e senza tempo.

Per contattare Silvia Beccaria potete visitare il sito www.studio-filarte.it

Tutte le foto sono di Mariano Dallago.

 

Erika Zacchello

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Speciale Macef 2013 – I gioielli di Chiara de Filippis: quando il metallo diventa metafisica

Giovedì 24 Gennaio, primo giorno della 94° edizione del Macef, e tantissime realtà interessanti da scoprire.

Oggi voglio parlarvi della designer e creatrice di gioielli Chiara de Filippis (al Macef espone allo stand 1 M20-E), romana di origini e fiorentina di adozione. La sua formazione di bottega la lega ad una forte passione per i metalli che ama plasmare e forgiare, creando forme sinuose e giochi di colore giustapposti che vanno a creare gioielli artigianali realizzati in tiratura limitata.

Ho chiesto a Chiara di raccontarci, in una breve intervista, quello che è il suo mondo creativo.

collezione White. Orecchini circle

Orecchini circle della collezione White

EZ: Chiara, i tuoi gioielli sorprendono per l’espressivitĂ  che comunicano: le linee semplici disegnano percorsi che sorprendono per la loro armonia. Qual è la filosofia che sta dietro a dei gioielli quasi metafisici come i tuoi?

CdF: II miei gioielli sono l’espressione di una filosofia che fa parte del mio quotidiano: ricerca di chiarezza e semplicitĂ  nelle azioni, nelle relazioni interpersonali, nel lavoro che cerco di far sempre essere in armonia con l’ambiente che mi circonda – naturalistico e urbano -, lasciando che gli eventi scorrano secondo uno sviluppo naturale. Il mio approccio al metallo, riflettendo questo pensiero, è infatti istintivo, accade così che molto spesso un oggetto nasca senza alcuna progettualitĂ  definita.

Anello Mobius in argento 925

Anello Mobius in argento 925

EZ: Ogni gioiello mi comunica una naturale ricerca dell’essenzialitĂ . Quali sono le tecniche che utilizzi nella lavorazione del metallo e quali leghe prediligi per le tue creazioni?

CdF: Le tecniche che uso sono tecniche classiche. Tra queste, la forgiatura a martello è tra quelle che prediligo, perchè consente di creare volumi e curve interessanti con pochi ed essenziali colpi. In quanto alle leghe, sono una purista, argento e oro. L’argento è chiaramente 925, l’oro invece, applicato come rifinitura, vine utilizzato in sottili lamine a 24K, mediante una tecnica koreana molto antica – il Keum-Boo – che consente di legare i due metalli senza uso di saldatura. Gli effetti che si possono ottenere con il Keum-Boo sono davvero interessanti ed imprevedibili: capita che un bracciale o un anello evochino un quadro astratto oppure un paesaggio.

Bracciale e anello White in argento 925 e oro 24 kt

Bracciale e anello White in argento 925 e oro 24 kt realizzati con la tecnica del Keum-Boo

EZ: Della tua formazione orafa, cosa conservi e cosa no?

CdF: Ho avuto una formazione “di bottega“, tipica per una cittĂ  come Firenze – benchè sia difficile da trovare oggi – che mi ha dato l’opportunitĂ  di seguire gli impulsi creativi in modo molto naturale. Fin dall’inizio ho subito il fascino della sperimentazione, che consente di uscire in un certo senso dai binari di alcuni vincoli stilistici dettati dalla moda o da una corrente di pensiero ben definiti. Posso dire quindi di conservare tutto di quello che mi è stato insegnato con passione.

Ecco come nasce un anello White con la tecnica del Keum-Boo

Per maggiori informazioni su Chiara de Filippis:

http://chiaradefilippis.blogspot.it/

Erika Zacchello

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Speciale Macef 2013 – Caracol: un gioiello in equilibrio tra Ispirazione e Natura

Giovedì 24 Gennaio aprirà i battenti la 94° edizione del Macef, la fiera internazionale della casa e del design, che accoglie al suo interno una ricca sezione dedicata al bijou e al gioiello contemporaneo. Quattro giorni per scoprire quanto di più interessante offre il settore.

Ho deciso di darvi una piccola anteprima e di parlarvi di quelli che ritengo essere tra i designer e le realtĂ  piĂą interessanti.

Il primo post dello Speciale Macef 2013 è dedicato a Caracol di Eleonora Battaggia (in fiera la troverete al Pad 1 Stand M20 C).

Sono rimasta catturata dalla ricerca fatta su colori e volumi, combinazione che, in ogni gioiello dona un equilibrio di forme nonostante le soluzioni non convenzionali.
Quello proposto dalla designer Ă© un gioiello “pulito” non solamente nel disegno ma anche nel concept: la scelta di utilizzare materiali di recupero da a questi l’opportunitĂ  di manifestarsi sotto una nuova luce e di vivere una nuova storia.

Ho voluto chiedere ad Eleonora di raccontarci il suo modo di interpretare il gioiello in questa breve intervista.


EZ: Eleonora, guardando le tue creazioni ci si rende conto che non si tratta semplicemente di gioielli ma di un vero e proprio progetto artistico. Qual è il concept di Caracol, come nasce e perchè la scelta di questo nome?

EB: Caracol nasce dalla necessità di essere coerente con le mie scelte di vita anche nella vita professionale. Nel mio percorso da orafa ho scoperto giorno dopo giorno di come questo settore (come tantissimi altri purtroppo) sia devastante per l’ambiente, a partire dalla fase di reperimento della materia prima sino alla produzione.
Con Caracol ho fatto una scelta diversa; intendo ridurre il più possibile l’impatto delle mie azioni, intendo raccontare quello che per me è importante e voglio comunicare che si può fare in modo diverso.
Ho scelto di dare il nome Caracol a tutto questo, perché Caracol significa chiocciola in spagnolo ed il segno grafico è una spirale: rappresenta la crescita senza fine ma anche il ritorno alle cose essenziali. Inoltre, El Caracol è l’osservatorio Maya di Chitzen Itza in Messico, il che mi affascina come tutto ciò che riguarda questo popolo e la sua terra.
Quello che cerco di produrre sono OrnaMenti nel senso primordiale del termine, non decorazioni fini a se stesse, ma ornamenti che portino significati e che comunichino qualcosa di chi li ha realizzati e di chi li indossa.

 

Caracol Collana Stringhe

 

EZ: Quello che mi colpisce di più delle tue creazioni è lo studio suoi volumi e sui colori. Come progetti e dai vita ad un tuo gioiello?

EB: I miei pezzi nascono sempre da un’idea e da una progettazione in cui cerco di mettere assieme il racconto con la parte tecnica. Schizzi a matita o a penna, studio dei colori e delle forme, poi ricerca dei materiali adatti, sperimentazioni e prove fino ad arrivare ad un punto in cui sento un’emozione, come un colpo al cuore, che mi dice che sono sulla strada giusta. Quello è il momento più bello da cui parte la realizzazione, la costruzione dell’oggetto fino ad arrivare alla conclusione solo quando mi pare di aver esaurito ogni aspetto.

EZ: Ogni tuo gioiello sembra raccontare una storia. Qual è il rapporto tra la creatività ed il mondo esterno? Come ti ispiri? Cosa ti ispira?

EB: Mi ispiro principalmente alla Natura nel senso di inizio e fine di tutto. Mi interessa la bellezza infinita di ogni forma della Natura stessa. E mi interessa il rapporto Uomo/Natura.
Caracol cerca di raccontare la distorsione tra amore e mancanza di rispetto, tra necessità e indifferenza che l’essere umano riserva ad ogni aspetto dell’ambiente in cui vive.
Utilizzare essenzialmente materiali di riciclo e recupero è un modo per raccontare questo, è rispetto per le risorse che non sono infinite. La creatività non ha bisogno di materiale nuovo di fabbrica per esprimersi, può trovare materia buona ovunque visto che ne sprechiamo in abbondanza.

Per maggiori informazioni su Caracol di Eleonora Battaggia: www.caracol.tv.it

Vi aspetto per il prossimo post dedicato al Macef 2013.
Stay tuned!
Erika Zacchello

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Roberto Demeglio e i guerriglieri della Molla!

9 Settembre. Vicenza, VicenzaOro Fall.

Sono circa le tre del pomeriggio quando inaspettatamente, un’orda di ragazzi e ragazze che non superano i trent’anni d’età, fanno girare i tornelli della fiera internazionale della gioielleria.

Bastano pochi attimi e tante shopper rosse e nere colorano i corridoi dell’area espositiva: 15 minuti, non di più e non di meno, e tutti i visitatori della fiera si trovano in mano un braccialetto d’acciaio a molla.

Siamo di fronte a quello che noi invasati di marketing definiamo un’azione di guerrilla marketing. Ma che cos’è?

L'azione di Gurriglia Marketing fatta da Roberto Demeglio alla Fiera VicenzaOro Fall

E’ una tecnica di comunicazione alternativa e non convenzionale che ha lo scopo di diffondere un messaggio e pubblicizzare un prodotto in modo creativo ed originale colpendo l’attenzione delle persone coinvolte e generando un passaparola mediatico che in gergo viene chiamato buzzmarketing.

Non parliamo di “fuffa” e di giochetti da ragazzini, la prima volta questo termine appare nel 1984, quasi trent’anni fa, coniato dal pubblicitario Jay Conrad Levinson parlando del lancio del film-caso “The Blair Witch Project”.

Scelta vincente quella del guerrilla marketing in un momento di difficoltà come quello attuale: è un’attività che costa poco, coinvolge e rende partecipi le persone che ci capitano in mezzo, strappando un sorriso anche in una situazione molto formale e consueta come una tradizionale fiera di settore: un’azione che colpisce e che si ricorderà anche domani.

Ma cosa è successo in questo spaccato di pomeriggio alla fiera internazionale della gioielleria veneta?

Al suono delle trombe, le molle invadono i padiglioni principali in cui si svolge l’evento! Chi ha potuto avere un’idea così folle per un contesto così polite?

Roberto Demeglio, conosciuto nel mercato del lusso come il coraggioso gioielliere che ha vestito le molle di oro, diamanti e ceramica, lancia il suo messaggio: “Roberto Demeglio è la molla della gioielleria! Rottama la tua molla nel nostro stand e ritira in omaggio il tuo bracciale”. Basta questo per attirare come una calamita decine e decine di persone allo stand del brand Italiano.

E’ coinvolgente e divertente assistere a questo evento tra gli sguardi attoniti di signore con tacchi improbabili e signori ingessati in abito scuro.

Complimenti sì a Roberto Demeglio per l’idea ma anche alla Fiera di Vicenza per aver saputo accogliere con intelligenza e prontezza un’iniziativa così particolare, non convenzionale ma soprattutto up-to-date, a dimostrazione di come possa essere possibile continuare a dire qualcosa e a stupire ancora in un settore che molti definiscono “addormentato”.

Se anche voi eravate tra quei corridoi oggi avrete sicuramente respirato una boccata d’aria fresca ed una vena d’entusiasmo!

 

Ecco il video dell’evento!

 

 

 

Erika Zacchello

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